Donne, che storia! Irena Sendler

di Francesca Radaelli

Alla vigilia della Giornata della Memoria, ecco la storia di una di quelle donne d’Europa che, negli anni bui dell’espansione nazista, si opposero con tutte le loro forze, e le risorse che avevano a disposizione, a quello che sembrava allora dover essere il corso della Storia.

Il suo nome è Irena Sendler ed è ricordata per aver salvato oltre 2000 bambini ebrei dai campi di sterminio. Anche lei, annoverata tra i Giusti delle Nazioni, è una donna che ha fatto la Storia. Non una regina, una scienziata, una rivoluzionaria. Ma una donna che per tutta la vita ha semplicemente continuato a svolgere la sua professione di infermiera: una donna al servizio degli altri.

Polacca di Varsavia, sin da piccola trascorre molto tempo con i suoi coetanei di origine ebrea, e a 5 anni impara persino a parlare yddish. Tra i pazienti del padre medico ci sono molti ebrei poveri di cui lui si prende cura gratuitamente.

Infermiera nel ghetto di Varsavia

Dopo l’invasione tedesca della Polonia, Irena lavora come assistente sociale per l’amministrazione comunale. E si trova a fronteggiare le discriminazioni e le violenze contro gli ebrei da parte dei nazisti. Nel 1940 a Varsavia viene recintato il ghetto dove sono trasferiti circa 400mila ebrei: le condizioni igieniche sono precarie, mancano cibo e medicine, si diffondono le epidemie.

Come infermiera, Irena ha il lasciapassare: ufficialmente entra per la disinfestazione, in realtà organizza una rete di soccorso procurando agli abitanti del ghetto cibo, generi di conforto, vestiti. Porta sul petto la stella di David: per confondersi fra la folla, ma anche in segno di solidarietà. Diventa subito una tra le principali attiviste dell’organizzazione segreta Zegota (“Consiglio per l’aiuto agli ebrei”), come responsabile del dipartimento infantile. Il suo nome in codice è  Jolanta.

Il salvataggio dei piccoli ebrei

Quando i tedeschi decidono di liquidare il ghetto, Irena, vestita da infermiera, inizia a mettere in salvo i bambini nascondendoli nelle ambulanze. Il metodo è rocambolesco ma efficace: spesso i piccoli vengono addormentati con i sonniferi e rinchiusi in un sacco o in una cassa, si fa credere agli uomini della Gestapo che siano morti per il tifo e li si fa passare al di là dei confini del ghetto. Quindi, i bambini sono raccolti in centri di assistenza e poi assegnati a famiglie, orfanotrofi o conventi.

Ma alla fine i nazisti scoprono tutto: nell’ottobre del 1943 arrestano Jolanta. Lei non parla, loro la condannano a morte e la trasferiscono nel terribile carcere di Pawiak. All’ultimo momento si salva dalla fucilazione grazie alla grossa somma con cui Zegota riesce a corrompere un generale nazista. È libera ma non può più entrare nel ghetto. Ufficialmente è stata fucilata, deve assumere un nuovo nome – Klara Dabrowska – e vivere in clandestinità. Ma lei continua ad aiutare gli ebrei, contribuendo al salvataggio di molti bambini: il numero non si conosce ma si parla di oltre 2500.

Riprende il lavoro di infermiera durante l’Insurrezione di Varsavia e dopo la guerra, entrata nel Centro di Aiuto Sociale della città, contribuisce a creare orfanotrofi, un Centro di Assistenza per le Madri e i Bambini in difficoltà e alcune istituzioni a sostegno delle famiglie disoccupate.

Con il cambio di regime verrà perseguitata anche dai Servizi di Sicurezza comunisti: sospettata di nascondere membri dell’Esercito Partigiano, nel 1949 è arrestata e brutalmente interrogata. Nel 1980 aderisce a Solidarność.

La vita in un barattolo

Nel 1999 la sua storia colpisce Norman Conard, un insegnante americano, che fa mettere in scena dai suoi allievi un’opera teatrale intitolata Life in a Jar, La vita in un barattolo. In un barattolo di vetro, sepolto sotto un albero in giardino, Irena aveva conservato i nomi dei bambini salvati, con i dati dei veri genitori e di quelli adottivi, insieme ad alcuni effetti personali. Al termine della guerra consegnò questa lista ai capi della comunità ebraica: i bambini poterono così scoprire le proprie origini e ritrovare le famiglie. 

Nel 2009, un anno dopo la sua morte, esce il film I figli di Irena Sendler, che ha fatto conoscere al mondo la storia di questa donna coraggiosa. Una donna rimasta fedele per tutta la vita ai suoi ideali di giovane infermiera.