“eLEVATI E LAVATI”. Lui, Lei e l’Ascensore

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di Isabella Procaccini

“…Non riesco a parlarti, almeno qui sei costretta ad ascoltarmi!”

Siamo a Milano, è ferragosto, la città è deserta. I protagonisti di questa storia sono un Lui, Alfredo Colina, una Lei, Barbara Bertato, e un ascensore tedesco 7523, super accessoriato. Il corso naturale degli eventi (o la sfortuna?) supera la tecnologia e l’ascensore si blocca al quinto piano di un palazzone cittadino, incastrando Lei e Lui. I due iniziano a raccontarsi creando un’atmosfera da sketch in cui ci appaiono personaggi-macchiette ben definiti: Lei è una donna in carriera, piacente e accattivante ma in crisi per via del suo “caratteraccio” che, pur suscitando simpatia nello spettatore, le provoca un terribile stato di solitudine.

Lui è un tecnico degli ascensori, in realtà assunto solo da dieci giorni, impacciato e ironico che  cerca di sistemare il guasto senza successo.

Quello che gli riesce molto bene ad entrambi è creare un divertente gioco di equivoci e battibecchi che fanno sprofondare lei nell’ansia e noi nelle risate. Il riso, l’ironia, il punzecchiarsi continuo tra i due sono i fili che legano questo spettacolo.

Il testo, scritto a sei mani, dai due attori e dalla regista, Paola Galassi, prende vita grazie alla grande bravura nell’interpretazione da parte degli attori che, mescolando accento milanese e straordinaria capacità mimico-espressiva, riescono a delineare il carattere dei personaggi e trasmetterlo al pubblico.

1Lo spettatore, inizialmente straniato dalla forte carica ironica che sfocia quasi nel grottesco, viene poi condotto all’immedesimazione dalla vicenda che, sviluppandosi, appassiona. Importante strumento di comunicazione di significato è la luce.

Per tutta la prima parte dello spettacolo, che abbraccia la conoscenza e l’innamoramento dei due, domina sul palcoscenico la luce bianca.

Nel momento in cui nasce l’amore questa si tinge di rosso e accompagna la danza dei personaggi che, finalmente uniti, possono iniziare il ballo della loro vita a ritmo di swing.

Passano poi dieci anni, la luce si ritinge di bianco e la musica, da simbolo di unione, diventa colonna sonora di crisi. L’ascensore si blocca ancora una volta.

Lui e Lei sono ora marito e moglie. Il filo conduttore è ancora il battibecco che, però, ora suscita un riso amaro. Il tecnologico ascensore 7523 diventa testimone della crisi di coppia di un Lui e di una Lei logorati dalla monotonia della vita. Persino i sacchetti della spesa si rompono, chiara metafora di un rapporto che va inesorabilmente a pezzi.

3Emerge una normalità che entrambi sentono stretta: gli hobbies di Lei diventano ridicoli per Lui, le vacanze diventano per Lei noiose e monotone, persino il deodorante di Lui non ha più il profumo di dieci anni prima.

L’atmosfera resta ironica e allo stesso tempo riflessiva. L’ascensore riparte, ma Lei decide di rimanere dentro perché quello è l’unico spazio che le permette di fermarsi e riflettere. Lui, solo come dieci anni prima, parte per le vacanze.

Al suo ritorno il luogo deputato per l’incontro è, naturalmente, l’ascensore. Stavolta è Lui a bloccarlo e i due, (E)LEVATI E LAVATI attraverso autonome riflessioni, ricominciano a battibeccare, innescando il confronto tra uomo e donna che, probabilmente, non avrà mai fine.

 

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