Esce “On the road” di Kerouac

jack-kerouacSembra che io abbia una costituzione che non regge l’alcool e ancor meno l’idiozia e l’incoerenza”

Ci sono voluti sei anni e cinque editori, prima che “On the road” (Sulla strada) di Jack Kerouac venisse pubblicato.

Ma quel 5 settembre 1957 la recensione di Gilbert Millstein diceva: “Questa pubblicazione è un’occasione storica…Come “Il sole sorge ancora” di Hemingway è stato considerato il testamento della Generazione Perduta, sembra certo che Sulla strada sarà riconosciuto come il testamento della Beat Generation”.

Il termine “beat” significa “battuti, sconfitti”  ma Kerouac ci tenne a precisare che beat significava anche “beatitudine” nel senso spirituale del termine e fu lui a coniare l’espressione ” Beat generation”, quel movimento di contestazione giovanile, nato negli Stati Uniti negli anni ’50, che rifiutava il modello di società perbenista e sempre pronta a nascondere le verità dietro alle ipocrisie.

Kerouac e Cassidy

Kerouac a destra e Neal Cassidy, protagonisti di On the road

Furono gli anni della ribellione, del rifiuto del materialismo e delle norme imposte, della ricerca di una nuova visione della vita, di una rinnovata coscienza collettiva. C’era una forte componente spirituale e un desiderio di valori umani profondi, di rispetto dei diritti e di rifiuto della guerra e delle discriminazioni.

Fu attraverso la poesia, la letteratura l’arte e la musica che i giovani poterono urlare il proprio disagio interiore nei confronti di una società in cui non si riconoscevano.

Tra i miti della Beat Generation Jack Kerouac, insieme a Allen Ginsberg, William Burroughs, Lawrence Ferlinghetti, Neal Cassady, Henry Miller, ma anche Jackson Pollock e Charlie Parker, fu un punto di riferimento, un modello e probabilmente l’autore più rappresentativo di quel tempo.

Scritto tra i 2 e il 22 aprile del 1951, a macchina e su uno “scroll” (un rotolo di carta lungo 36 metri che gli consentiva di non perdere tempo a cambiare i fogli), il romanzo è la storia dei viaggi compiuti da Kerouac sul vasto territorio statunitense fino in Messico tra il 1947 e il 1950. La leggenda racconta anche che fu scritto sotto l’effetto della benzedrina e con il sottofondo del bebop.

Lo “scroll” di On the road, battuto all’asta nel 2001 per 2,5 milioni di dollari, una cifra che Kerouac non avrebbe mai sognato di avere

“On the road” è il manifesto di quella generazione e precursore dello stile di vita dei figli dei fiori,  del movimento del Sessantotto, dell’opposizione alla guerra di Vietnam, del festival di Woodstock.  E’ un libro che meglio di ogni altro descrive la realtà di quel tempo, l’inquietudine di quei giovani e la loro affannosa ed insistente ricerca di un significato, di un Dio, di una ragione d’essere.

Il romanzo è un viaggio reale perché ripercorre le strade che furono dei pionieri e un viaggio interiore, quello con tutti gli interrogativi che scandiscono i nostri giorni e che ci tolgono il sonno la notte. In quelle righe c’è la realtà tragicamente autentica di quegli anni, una realtà fatta di strada, di alcool, di droghe, di jazz, di sesso libero, di senso di libertà.

Tutta vita vera, in cui la scrittura di Kerouac è capace di esprimere il malessere e il disagio attraverso il suo ritmo frenetico e scatenato, ma anche intimo e sincero fatto, come disse Howard Cunnell, di “sudore, immediatezza ed istinto”.

Kerouac morì all’età di 44 anni, solo, in una stanza buia, con il pavimento coperto di bottiglie di whisky più vuote che piene. Ma ancora oggi, attraverso i numerosi romanzi e gli scritti, sentiamo con forza la sua voce.

Daniela Zanuso

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