Esempi di provocazione del bene

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di Fedra Furini

Giorni fa, ho avuto modo di vedere due film apparentemente senza alcun collegamento tra loro, che mi hanno fatto pensare alla  provocazione del bene .

Il primo, dal titolo “Rita da Cascia“,  narra la vita della santa ed è un film di Giorgio Capitani con Vittoria Belvedere e Lina Sastri. Rita ( 1381 – 1457) era una bellissima giovane donna.  Si innamorò, si sposò ed ebbe due figli: una bella storia d’amore come quella di tante giovani donne di oggi.  Il suo sposo apparteneva ad una delle due ricche famiglie che si contendevano il potere su Cascia, che facevano riferimento alle fazioni  contrapposte dei Guelfi e dei Ghibellini. 

La legge, ai cavalieri, permetteva l’omicidio  ed il marito di Rita si  macchiò di questa colpa. Col suo amore Rita fece breccia nel cuore del marito che decise di cambiare vita e da cavaliere diventò mugnaio. Ma, nonostante la sua scelta lui e la sua famiglia non erano ancora al sicuro. La lotta tra le due famiglie continuò ad insanguinare Cascia ed il marito di Rita venne ucciso dalla fazione avversa.  Rita riconobbe l’assassino, ma non esitò a salvargli la vita durante un agguato e a guarire il figlio gravemente ammalato.

Rita si prese cura anche del cognato ammalato di peste, nonostante  avesse istruito  i suoi due   secondo le regole dei cavalieri. Quando il cognato miracolosamente guarì, Rita ottenne che lui facesse  il primo passo   per riportare la pace a Cascia.  E così avvenne.  Tutto questo si è reso possibile grazie al perdono di Rita che ha risposto col bene al male ricevuto: ecco la provocazione del bene.

Il secondo film dal titolo “Mandela: la lunga strada verso la libertà”  è un film diretto da Justin Chadwick e interpretato da Idris Elba . Narra la storia di Nelson Mandela ( 1918-2013), giovane avvocato afroamericano che ha dedicato la sua vita alla difesa dei diritti civili rivendicati dai cittadini di pelle  nera del Sudafrica, governato da una minoranza di bianchi. Molti già conoscono la storia di Mandela , membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Sudafricano, arrestato e condannato all’ergastolo, insieme agli altri responsabili del partito, per la sua lotta al segregazionismo razziale.    

Durante la sua carcerazione, la sua causa venne portata avanti dalla moglie che esacerbò gli animi fino all’utilizzo delle armi. Il Sudafrica era diventato una polveriera e il  Presidente della Repubblica F.W. de Klerk pensò di consultarsi con Mandela.  Lo convocò e Mandela accettò di parlare alla nazione tramite una diretta televisiva memorabile (11/2/90).  Raccontò alla nazione di aver perdonato, disse che  se ci era riuscito lui, dopo 27 anni di carcere duro, sicuramente  ce la poteva fare ciascuno dei suoi sostenitori.  Aggiunse che se si voleva davvero cambiare , si doveva aspettare l’appuntamento col voto.

Le violenze  rientrarono , fu scarcerato e quando il Sudafrica andò al voto, Nelson Mandela venne eletto Presidente (1994 – 1999), mentre de Klerk fu chiamato a fare il vice-presidente.   Nel 1993 ad entrambi fu  assegnato il premio Nobel per la pace.  Il suo partito ANC ( African National Congress) è tuttora al governo.

Anche in questa storia il ruolo più importante l’ha giocato il perdono. Ancora una  volta la provocazione del bene ha prodotto profondi cambiamenti.