Essere infermiera al tempo del Covid19

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Testimonianza di Letizia Villa – Infermiera Ospedale Papa Giovanni XXIII – Bergamo

La cosa più difficile di questo periodo?

Tenere la testa lontana da ciò che accade in ospedale. Sembra cosa facile, ma anche quando si è fuori, si è sempre dentro. Conversazioni, trasmissioni tv, telegiornali … Tutti che citano o parlano di questo COVID19. 

Impossibile liberarsene.  È stato un periodo stressante, faticoso sia a livello psicologico che a livello fisico. E lo è ancora. Dagli inizi di Marzo si lavora, senza staccare, senza avere valvole di sfogo; casa-lavoro, lavoro-casa. 

Entri in ospedale truccata, pettinata, profumata. Esci dall’ospedale coi segni delle mascherine sul volto, coi capelli arruffati dalla cuffia e con la divisa intrisa di sudore per aver indossato camici impermeabili per ore. 

Letizia Villa

Si parla di eroi e dei nostri superpoteri: non siamo eroi e non abbiamo superpoteri. Siamo persone che hanno scelto un lavoro difficile e allo stesso tempo prezioso, sottovalutato e criticato per troppo tempo ed elogiato per le motivazioni sbagliate.

Non è facile essere in prima linea. Essere coloro che accolgono, assistono e a volte salutano chi soffre, chi ha paura, chi cerca in te un punto di riferimento. Questo COVID-19 ha cambiato tutto: ha cambiato l’approccio all’assistenza.

Se  in precedenza la domanda che ci si poneva quando vi era un nuovo ricovero era: “è sveglio, lucido e autonomo? “(Già sapendo che la maggior parte delle volte la risposta era contraria, ma questi sono altri dettagli) adesso la prima domanda è:”  E’ COVID NEGATIVO?”   

Sí, perché nonostante siano passati 60 giorni dall’inizio di questo oblio, la paura e il rischio del contagio sono ancora presenti.  E di vittime, questo maledetto virus, ne ha causate. E di corpi senza vita lasciare il reparto se ne sono visti, e fin troppi, oserei dire. La fase 2 è iniziata, la gente si sente meno oppressa, libera da questa imposizione dello stare a casa. 

Tu aneli invece la possibilità di startene a casa, staccare da quella che è diventata la tua routine quotidiana, di liberarti la mente e il corpo da tutto questo stress, di riuscire ad addormentarti serena e non solo per la stanchezza, di dormire di notte senza sognarti pazienti, terapie, esami.

La cosa più difficile di questo lungo periodo? Tenere la testa lontana da ciò che accade. Perché se sei un sanitario anche quando sei fuori, purtroppo sei sempre dentro.”