Estate adolescente, estate intelligente, estate Libera

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di Paola Biffi

Fine agosto per noi ragazzi è il periodo del pentimento, ci rendiamo conto che l’estate è passata in un attimo e il carico di compiti e libri e temi ed equazioni, che avremmo potuto benissimo distribuire per tutti i novanta giorni di vacanza, deve essere estinto in meno di quindici giorni. E’ anche il periodo delle grandi promesse: “quest’anno studio volta per volta, e prendo appunti ordinati, e non rosicchio le penne”; sappiamo tutti che sono aspettative troppo grandi per uno studente. Insomma, per noi, fine Agosto è forse peggio dell’intero anno scolastico: troppo lavoro arretrato, aspettative già dichiarate fallite, e la testa ancora sotto l’ombrellone. Quest’anno però non riesco a pentirmi, sento che l’estate mi ha istruito più che qualsiasi libro di scuola, e non sono la sola.

Michela, 18 anni compiuti a marzo, è partita per l’Africa il 22 giugno, ha passato tre settimane come volontaria in un villaggio del Kenya, lavorando in una scuola: ha imparato a fare braccialetti, colorare cartelloni, mettere i brillantini sui capelli.

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Sono andata a prenderla in aeroporto, indossava una Suka, ovvero un telo dipinto in vita, e la sua valigia era piena di maschere, tamburi e racconti. “E’ tutto un altro mondo, sorridono per qualsiasi cosa” ha detto tra altre parole. Michela in quelle tre settimane avrebbe potuto ripassare l’intero programma di Storia, ma ha preferito imparare a dire grazie in Swahili : “Asante sana”.

Claudia e Susanna, due mie amiche di Vedano, sono andate due settimane a Oxford, per seguire un corso di inglese,  ma del corso mi hanno raccontato ben poco; nel tempo libero avrebbero dovuto fare esercizi, ma hanno preferito incontrare due olandesi, un francese, delle ragazze spagnole e inglesi e qualche altro di qualche altra nazionalità.

Io e altre mie amiche siamo andate in un campo di lavoro organizzato dall’associazione antimafia “Libera”, abbiamo dormito in una cascina sequestrata a una famiglia mafiosa qualche anno prima, al mattino si lavorava nei campi, o in casa e si smistavano vestiti da dare a famiglie bisognose, al pomeriggio c’era la “formazione”, un momento utile per conoscere meglio la difficile realtà della mafia in Italia. Non è forse scuola questa?

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Potremmo benissimo affrontare un’interrogazione sulla nostra estate, e nessuno di noi farebbe scena muta, perché, anche se i grandi forse non se ne rendono conto, noi sfruttiamo il nostro tempo libero per imparare ancora, per mettere in pratica quello che abbiamo imparato tra i banchi, per progettare imprese straordinarie come Colombo o Garibaldi.

In conclusione, non mi pento della mia estate, e se la prof mi ucciderà a settembre, vi prego di considerarmi un martire, un martire per l’estate.

 

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