Federico Garcia Lorca, il canto della vita

lorca-sevillanasAll’alba del 19 agosto 1936, ottanta anni fa, un mese dopo lo scoppio della guerra civile, Federico Garcia Lorca viene brutalmente ucciso: fucilato da militanti franchisti e gettato in una fossa comune vicino a Granada.

Era un uomo libero, un poeta  e un  drammaturgo  spagnolo, che non aveva timore di manifestare il suo essere democratico e di sinistra.

Un artista che aveva già raccolto vasti consensi con i suoi lavori teatrali, tanto che il ministro dell’educazione lo incarica di far conoscere le sue opere  nelle zone più sperdute della Spagna, opere che lui stesso porta sul palcoscenico. Poco giorni prima di essere ucciso rilascia un’intervista.

“Io sono uno Spagnolo integrale e mi sarebbe impossibile vivere fuori dai miei limiti geografici; però odio chi è Spagnolo per essere Spagnolo e nient’altro, io sono fratello di tutti e trovo esecrante l’uomo che si sacrifica per una idea nazionalista, astratta, per il solo fatto di amare la propria Patria con la benda sugli occhi. Il Cinese buono lo sento più prossimo dello spagnolo malvagio. Canto la Spagna e la sento fino al midollo, ma prima viene che sono uomo del Mondo e fratello di tutti. Per questo non credo alla frontiera politica.”

E’ questo lo spirito che anima le sue poesie  e le  canzoni, lo stesso spirito portato in scena  nello spettacolo “Federico Garcia Lorca, il canto della vita”, presentato  all’Istituto di cultura spagnola “Cervantes” di Milano in occasione della Settimana  dedicata a Lorca, poliedrico intellettuale.

Viva Sevilla canta il soprano Nicoletta Petrus, accompagnata alla chitarra dal maestro Alberto Gramolini. E’ lei l’ideatrice  del concerto – spettacolo.  Interpreta   le “Canciones Españolas Antiguas”, poesie di Lorca da lui stesso musicate. Sì, perché Garcia Lorca non era solo un  grande poeta, ma conosceva molto bene la musica. Le sue note recuperano  temi  e motivi della tradizione  andalusa. Il concerto-spettacolo , inoltre, recupera  anche alcuni testi sulla vita e morte del poeta tratti  da” Imagen primera de…” di Rafael Alberti, interpretati dall’argentina Maria Gabriela Sbiglio.

Musica e tanta poesia per raccontare il mondo  del grande  Federico Garcia Lorca che è stato capace di trasferirci lo spirito magico di un popolo e di una terra, la Spagna andalusa, attraverso  i suoi scritti.

“ll duende … Dov’è il duende? Dall’arco vuoto entra un vento mentale che soffia con insistenza sulle teste dei morti, in cerca di nuovi paesaggi e di accenti ignorati; un vento che odora di saliva di bimbo, di erba pesta e velo di medusa, e annuncia il costante battesimo delle cose appena create.”

Attorno al 1930, durante il soggiorno a New York,  Garcia Lorca elabora quella che viene considerata tra le produzioni più riuscite. “Poeta en Nueva York” si intitola la raccolta. E’ in questo contesto che elabora “Teoria e gioco del Duende”.

Duende in spagnolo significa folletto, tener duende significa aver fascino. Propria come la prosa  del poeta che spiega in una conferenza a Cuba,  l’anima, l’essenza del suo pensiero e che al Cervantes di Milano è stata riproposta nella sua quasi interezza.

Daniela Annaro

 

 

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