Franca Ghitti, la scultrice contro le gerarchie di pregio

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di Nicoletta Petrus

Se vogliamo scoprire il  Museo d’Arte di Mendrisio,Cantone Ticino, l’occasione è quella giusta.

Il Museo ospita  fino al 15 luglio la mostra dedicata alla scultrice Franca Ghitti ( Erbanno 1932 – Brescia 2012 ) a cura di Barbara Paltenghi Malacrida con la collaborazione di Elena Pontiggia e contemporaneamente l’esposizione della recente donazione Bolzani.

Pregiata raccolta di opere su carta dei maggiori interpreti dell’arte italiana del 900  e dei maestri ticinesi.

Dal 1982, il museo ha sede negli spazi dell’antico convento dei Serviti. Da oltre vent’anni realizza esposizioni sull’arte del 900 e le due mostre in corso ne testimoniano l’interessante attività.

Per giungere all’ingresso delle sale si deve attraversare l’antico chiostro e qui  ad accoglierci sono due installazioni della scultrice Franca Ghitti : “ Cascata” del 1995, opera realizzata con scarti di ferro ” e “ Alberi – Vele, del 2000 installazione con 10 elementi, anch’essa composta da scarti di ferro.“

Immagini che si insinuano  discretamente : inducono a sentire il fruscio degli alberi o lo scorrere dell’acqua… ma senza rumore. Potremmo essere in un bosco o in un giardino orientale dove ogni cosa ha un suo perché, un significato preciso mitigato dal velo della discrezione. Il silenzio suggerito permette alla nostra interiorità di esprimersi stabilendo il rapporto fra noi e l’opera d’arte.

Entrando nel museo ci troviamo nel cuore della mostra e scopriamo l’intero mondo di Franca Ghitti. Sono Mappe, Madie, Vicinie, Edicole,  Tondi e Boschi . Sculture lignee e opere in ferro come Le Meridiane e La Pioggia.

Le Vicinie   raccontano una vita di comunità.   Le Madie  custodiscono gli attrezzi del lavoro e le Mappe  tracciano luoghi.

L’artista  ci include nell’intimità della comunità–vicinia, rendendoci  partecipi della profonda semplicità e essenzialità della vita quotidiana spoglia da qualsiasi sovrastruttura.

Il lavoro nei boschi, il ritorno a casa, l’accettazione del quotidiano legato alla terra, al lavoro agricolo e artigianale. Arte che evoca ambienti e sensazioni ancestrali.

La scultrice, fin da bambina,  impara a conoscere le proprietà della materia e gli strumenti per lavorarla nella segheria del padre  non distante dai siti archeologici delle figure rupestri incise sulla roccia dall’antica Civiltà Camuna. Impressioni ed esperienze infantili che formano il suo futuro “ immaginario artistico“,  trasformandolo in messaggio universale. Bellezza e importanza dell’arte.

A completare questo tragitto i linoleum e le edizioni d’arte alcune delle quali  per le Edizioni Vanni Scheiwiller.

La collezione Nene e Luciano Bolzani è una recente donazione che i figli Lorenza e Giovanni hanno fatto al Museo d’Arte di Mendrisio. Il museo si arricchisce così di una pregiata raccolta di dipinti, sculture e opere su carta di artisti italiani e ticinesi come, indicando solo alcuni dei circa sessanta nomi, tra i quali Giorgio Morandi, Mario Sironi, Carlo Carrà, Franco Francese, Emilio Vedova, Luciano Minguzzi e  Filippo Boldini, Giovanni Genucchi, Sergio Emery, Renzo Ferrari, Gabai.

L’esposizione della donazione, a cura di Simone Soldini, ha fornito l’occasione per un’ importante indagine storica che  ha impegnato il Museo di Mendrisio a fianco della Fondazione Casa Testori, di Novate Milanese, l’Archivio Opere Ennio Morlotti e la Fondazione Corrente di Milano.

Documentazioni storiche, fotografie, cataloghi, fra cui quelli della milanese Galleria dell’Annunciata, completano il tragitto dell’esposizione della  Donazione Nene e Luciano Bolzani.

Uno spaccato su un periodo dell’arte, prevalentemente lombarda, dal dopoguerra fino alla fine degli anni settanta che merita un’approfondita rivisitazione.

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