Frassati: un giovane che non voleva vivacchiare

di Marco Riboldi

Abbiamo deciso di proporre la presentazione di alcuni santi. Chi scrive è credente, ma ritiene di poter offrire  tale riflessione a tutti, credenti e non  credenti, a partire dall’ammirazione per persone che, mosse dalla loro fede, hanno vissuto valori e propositi in modo tale da poter essere esempi per tutti gli uomini e le donne  di buona volontà. 

Nella Torino di inizio ‘900 il cognome Frassati è uno di quelli che contano. Alfredo Frassati è direttore e proprietario del giornale “La Stampa” e già avviato ad una carriera prestigiosissima che lo porterà ad essere il più giovane Senatore del Regno, poi ambasciatore a Berlino, poi presidente della importante società Italgas.

Giolittiano convinto, entrerà in urto con il fascismo e  sarà costretto a lasciare il suo amato giornale. Sarà comunque ancora chiamato a far parte della Consulta Nazionale e del  primo Senato repubblicano.

Nella famiglia di quest’uomo, non credente e liberale, crescerà il giovane Pier Giorgio, destinato, secondo ogni previsione, ad una vita già programmata di ricchezza ed importanza.

Ma  Pier Giorgio vive in modo diverso.

Colpito dall’incontro con  l’Istituto Sociale dei Gesuiti, scopre in sé una fede solida e un desiderio di spiritualità che cresce e matura nonostante la avversione dei familiari.

Tale fede si traduce immediatamente in una attenzione al sociale, che trova nella organizzazione  della “Conferenza San Vincenzo” il suo sbocco operativo.

La Torino del primo ‘900 è piena di luoghi di profonda miseria, soprattutto nelle soffitte abitate da famiglie operaie e sottoproletarie che mancano del necessario.

Così il giovane e brillante figlio della miglior borghesia torinese si impegna nella azione caritativa che  consisteva nella visita sistematica ad alcune famiglie povere, con la organizzazione di aiuti.

Diventa il “facchino dei poveri”, il titolare della “F.I.T.” (Frassati Impresa Trasporti) che non è una ditta, ma il soprannome scherzoso che gli danno alcuni amici vedendolo trasportare ogni settimana generi alimentari, vestiti, carbone in questa o quella soffitta di povera gente.

Il suo cammino spirituale e caritativo lo porta a valutare anche l’importanza di  formazioni associative come la FUCI ((gli universitari Cattolici) e il Partito Popolare di don Sturzo (nel quale si impegnerà contro la nascente dittatura), mentre lo spirito goliardico che lo anima (serissimo nelle cose spirituali, era “un allegrone”  in compagnia) gli farà fondare la “Società dei tipi loschi”, un gruppo di giovani che vivono in amicizia e allegria.

La famiglia non lo capisce:  il padre è preoccupato per il suo “perdere tempo” con le questioni caritative e spirituali, e lo sollecita continuamente fino ad invitarlo ad andare a lavorare a “La Stampa” (il sogno di Pier Giorgio era di diventare ingegnere minerario per condividere la vita dei più umili tra gli operai, i minatori).

Pier Giorgio accetta di lavorare al giornale, anche per non peggiorare la situazione critica della famiglia, dove i dissapori  tra i genitori sono sempre più forti. Sarà un ulteriore gesto d’amore, che il padre capirà solo più tardi.

Tutto il suo impegno sociale e spirituale trova una sintetica espressione in una frase scritta ad un amico: “Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza  sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare”.

Non avrà in sorte di vivere a lungo: visitando case e soffitte malsane contrae una gravissima forma di poliomielite, che lo porta a morte in pochissimi giorni, a soli 24 anni.

Pochi giorni dopo, il padre vedrà, sbalordito, migliaia di persone seguire il funerale: sono i “suoi” poveri, venuti a salutare il loro amico. Anche per il padre sarà l’inizio di un lunghissimo cammino di conversione.

Esempio per molti giovani, Pier Giorgio Frassati sarà proclamato Beato da papa S. Giovanni Paolo II il 20 maggio 1990 e oggi lo ricordiamo nella sua ricorrenza della sua morte celebrata nel calendario.

Pier Giorgio Frassati con la sorella in una fotografia del 1925

per approfondire: “Testimoni della Chiesa italiana” a cura di E. Guerriero, ed. San Paolo, pag. 12-19) e C. Siccardi “Pier Giorgio Frassati. Modello per i cristiani del Duemila”, ed. San Paolo)

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