Il faceto Genovesino racconta la Cremona del Seicento

di Francesca Milazzo

Tra  caravaggismo e  maniera lombarda. Così gli studiosi definiscono la pittura di  Luigi Miradóri, detto il Genovesino (1605-1656), nato appunto a Genova, ma vissuto per quasi tutta la vita a Cremona e qui morto.

Un uomo “allegro, bizzarro e faceto” lo descrivono i suoi contemporanei, simile, per molti aspetti, ai protagonisti che immortalava sulla tela.

Girava per la città con una berretta rossa in testa e la barbetta sul mento…

E’ proprio la città lombarda a celebrarlo  con una bella mostra allestita fino al 6 gennaio 2018 al Museo  Civico Ala Ponzone. 

Inserita nelle celebrazioni per i 450 anni dalla nascita di Monteverdi, la rassegna, curata da Francesco FrangiValerio Guazzoni e Marco Tanzi con un prestigioso Comitato Scientifico, presenta oltre cinquanta  opere del grande maestro, indiscusso protagonista della scena artistica seicentesca a Cremona, tra grandi soggetti religiosi, Vanitas e ritratti privati, provenienti da chiese e musei italiani, nonché da prestigiose collezioni private italiane e straniere.

Tra queste, undici opere non sono mai state esposte in Italia, tre sono inedite, una era data per dispersa dal 1932, sette  sono di proprietà ecclesiastica , restaurate per la mostra, ritrovando i colori e la qualità pittorica originari.

La rassegna cremonese ricostruisce il percorso dell’artista, poco noto ai più: dai capolavori che hanno inciso sulla sua formazione  nella città natale, opere conservate nei palazzi nobiliari genovesi, al passaggio  a Piacenza alla corte  dei Farnese fino all’approdo cremonese quando entra in contatto con l’aristocrazia e con il castellano spagnolo, don Álvaro de Quiñones. 

Non poteva mancare quello che è considerato il suo capolavoro: il Riposo durante la fuga in Egitto di Sant’Imerio.  Alle spalle del famiglia sacra, la rappresentazione della strage degli innocenti, bambini e neonati fatti uccidere da Erode, mentre in primo piano Giuseppe, Maria con il Bambino sono protetti da uno stuolo di angeli che si preoccupa anche di dar la biada all’asino.

L’esposizione suggerisce un percorso tra chiese e palazzi cremonesi, sulle tracce del  Genovesino: in  Pinacoteca e a Palazzo Comunale,  visitando inoltre la Cattedrale e le chiese che l’hanno visto all’opera e che tutt’oggi conservano  suoi  capolavori.

 

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