Giancarlo Siani, martire della legalità

di Daniela Annaro

Foto ANSA / CIRO FUSCO

Trentuno anni fa,  il 23 settembre 1985, a Napoli la camorra uccideva il giornalista Giancarlo Siani.  Quattro giorni prima aveva compiuto 26 anni.

”Puoi cadere migliaia di volte nella vita, ma se sei realmente libero nei pensieri, nel cuore e se possiedi l’animo del saggio potrai cadere anche infinite volte nel percorso della tua vita,

ma non lo farai mai in ginocchio, sempre in piedi”.

Sono sue parole. Lui è caduto in piedi, brutalmente ammazzato dalla criminalità organizzata, sotto casa, con dieci colpi alla testa, mentre tornava dopo un’intensa giornata di lavoro. “Cronista abusivo” si definiva. Aveva iniziato come corrispondente da Torre Annunziata per “Il Mattino” di Napoli e poi, via via, da ottimo giornalista,era stato chiamato in redazione centrale, ma senza per questo essere stato assunto.  Un giovane precario, come diciamo oggi. Erano anni terribili per Napoli  e la Campania. I clan  camorristici, in guerra fra loro, e in combutta con parte del mondo politico, controllavano il territorio e avevano messo le mani sui soldi per la  ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980. Giancarlo  si era concentrato sulle mire e sugli affari sporchi della criminalità organizzata, con un occhio attento al sociale.

sianiCon altri giovani giornalisti aveva fondato il Movimento democratico per il Diritto all’Informazione. Faceva attività politica con il Partito Radicale, collaborava con l’Osservatorio della Camorra, diretto da Amato Lamberti. E proprio a lui aveva telefonato il giorno stesso del suo assassinio, chiedendogli un incontro per “parlargli di cose che è meglio dire a voce”. Non sapremo mai che cosa di preciso volesse dirgli. Sappiamo che i suoi assassini sono stati catturati dopo 12 anni e che nel suo ultimo pezzo scrisse contro il clan Nuvoletta, alleato con i corleonesi  di Totò Riina. Nel 1997, la Corte d’assise di Napoli condannò  all’ergastolo Lorenzo e Angelo Nuvoletta, con Luigi Baccante, come mandanti e come esecutori materiali dell’omicidio Ciro Cappucci e Armando Del Core. Ma nel 2014, un libro inchiesta di Roberto Paolo ha indicato altri mandanti  ed esecutori. Nel 2014, la Direzione Antimafia della Procura di Napoli  ha riaperto le indagini sull’assassinio di Siani.

Qualcuno , immediatamente, dopo l’uccisione di Giancarlo ha insinuato che era “un cronista ragazzino”, cioè non abbastanza consapevole dei rischi  che correva per via della giovane età, dell’inesperienza.

Giancarlo, al contrario, era estremamente convinto che  un  giornalista dovesse “stare sul campo”, scoprire e rendere pubbliche le nefandezze di cui viene  a conoscenza. Le sue denunce, i suoi scritti, testimoniano non solo il suo  coraggio, e il coraggio di chi comunque gli consentiva di pubblicare sul più importante giornale di Napoli, Il Mattino. Era un  giovane uomo che credeva nel diritto all’informazione perché come scrive Sandro Ruotolo, un altro giornalista  coraggioso e più volte minacciato dalla criminalità organizzata:”Ogni volta che si minaccia o si uccide un giornalista a rischio è proprio la democrazia. L’arma del giornalista sono la parola e la scrittura, quindi quando si uccide o si minaccia un giornalista, si minaccia la democrazia.”

 

 

 

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