Giocando con Orlando: l’assolo di Stefano Accorsi

di Francesca Radaelli –

L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto è un intreccio indistricabile di fughe e inseguimenti, di sentieri  che si perdono nel bosco e di labirinti in cui si rimane inevitabilmente imprigionati.  Le donne e i cavalieri, le armi e gli amori. Ma anche i maghi e le streghe, i palazzi incantati e gli anelli fatati. Ariosto li ha cantati nelle sue ottave, Stefano Accorsi li impersona tutti in un’ottima prova d’attore che lo vede completamente solo sul palcoscenico a ‘giocare’ con il poema dell’autore cinquecentesco.

Giocando con Orlando. Assolo è infatti il titolo dello spettacolo approdato domenica sera al Teatro Manzoni di Monza, all’interno della programmazione Altri Percorsi. Scritto da Marco Baliani,il testo conserva il ritmo e l’ironia dei versi del poema cavalleresco, pur mescolati ad altri più prosaici, che mantengono però una cadenza rimata. E spesso sono proprio le rime e la lingua che riecheggia, quella utilizzata dall’Ariosto, a creare effetti comici e strappare sorrisi e talvolta risate agli spettatori.

Moltissimo si deve anche, però, alla presenza scenica di Accorsi, che in ogni personaggio ariostesco mette il proprio corpo, che da solo mette in scena duelli all’ultimo sangue e scene d’amore, e che, attraverso la gestualità espressiva del corpo, accompagna e sottolinea l’ironia della narrazione delle vicende dei paladini e dei saraceni.

Tutti, nell’Orlando Furioso, cercano qualcosa, tutti si muovono all’inseguimento di qualcosa, si rincorrono e si fuggono. A mettere in movimento i cavalieri non è solo la guerra tra cristiani e infedeli, non è tanto la sete di vittoria e di gloria. Molto più spesso è l’Amore, o almeno il desiderio, la spinta verso qualcosa che, crediamo, possa darci la felicità o almeno dare una direzione alla nostra vita. L’Amore però è un qualcosa che cambia continuamente, che si dirige verso oggetti diversi, che spesso è indirizzato da incantesimi e magie, qualcosa che i prodi cavalieri non possono controllare.

C’è chi, come Orlando, segue un ‘chiodo fisso’, la bella Angelica, che resta obiettivo della sua ‘ricerca’ (la quete dei romanzi cavallereschi) per tutto il poema: è lei, sposando il pagano Medoro, a fargli perdere il senno, rendendolo ‘Furioso’. C’è invece chi, come Sacripante, o Ferrau, al vedere una qualsiasi bellezza femminile lascia immediatamente la via vecchia per la nuova e si mette al suo inseguimento, cambiando l’oggetto della propria ricerca. C’è anche chi, come Ruggero, avrebbe una persona amata nel cuore, la guerriera Bradamante, ma se ne dimentica non appena si trova davanti delle altre donne, con o senza armatura, meglio se nude e bisognose di aiuto, tanto più se maghe potenti dall’aspetto ingannevole.

Insomma, che si tratti di amore o desiderio, i cavalieri non sanno stare fermi e Accorsi si diverte e ci fa divertire un mondo a giocare coi loro destini, i loro amori, le loro parole.

Sullo sfondo rimangono sempre in scena quattro cavalli monumentali opera dello scultore Mimmo Paladino. La guerra è la cornice di tutto, ci ricorda la scenografia, ma l’orrore delle uccisioni si svela solo alla fine con il terribile duello tra i più forti guerrieri di una parte e dell’altra. Lo scontro sanguinoso avviene sull’isola di Lampedusa e non può mancare un riferimento a chi sulle rive e a quelle latitudini continua a morire anche oggi, come al tempo di Carlo Magno vi morirono il re saraceno Agramante e il paladino Brandimarte.  

Forse, invece che combattere, sarebbe stato meglio rimanere dentro al castello del mago Atlante, dove a ciascuno appare l’immagine della donna amata? Oppure sulla luna, il luogo dove finiscono tutte le cose che sulla Terra vengono perdute (e dove Astolfo riesce a ritrovare il senno di Orlando)? O nel giardino della maga Alcina prima che l’incantesimo si rompa? Oppure a solcare i cieli a cavallo di un ippogrifo?

Sicuramente l’invito rivolto a fine spettacolo a tutti gli spettatori resta valido: andarsi a leggere in versione integrale le ottave dell’Ariosto. Anche lì il divertimento è assicurato. Parola di Stefano.

 

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