Gioele Dix. Un comico incredibilmente serio

dix-14wC’è Gioele Dix al nostro Centro, è Paolo che mi chiama al telefono.  Accetto l’invito e venerdì 22 insieme a  Stefania,  fotografa di questo servizio, mi reco ad     Inzago  per  incontrare Gioele Dix e gli ospiti  della RSD “Simona Sorge”, centro  della Fondazione Sacra Famiglia, che accoglie persone con gravi disagi fisici e tutte, una quarantina circa, in carrozzina. Nell’attesa di Gioele, sono tante le domande che passano per la mente senza trovare risposte, ma loro, i ragazzi del Centro, sono disinvolti e questo aiuta  a entrare in  relazione.  Uomini e donne di età diverse,  che combattono la loro malattia e il loro disagio con una dignità invidiabile e riescono a comunicare una vitalità  sorprendente. 
Paolo De Gregorio è l’educatore del Centro. Mi ha convinto, in una bella giornata di settembre, ad accogliere sul giornale i lavori di  una redazione che lui stesso definisce davvero speciale. Quando a fine ottobre il Dialogo di Monza ha fatto il suo ingresso sulla rete, Paolo mi ha detto: “i nostri articoli andranno nella sezione Storie”. E così è. Ieri abbiamo pubblicato i primi due di Daniela e di Salvina. Ce ne saranno altri, con le firme di Giada, Tatiana e Valerio. Ammiro la loro forza, la loro voglia di vivere, di scrivere, il desiderio di comunicare. Per noi de Il Dialogo è un onore poter dare spazio ai “ragazzi  e ragazze di Simona Sorge”…  E’ arrivato Gioele e tutti lo subissano di domande. Lui parte in “quarta” è serio, professionale, ma questa volta  “l’automobilista” (pezzo forte del suo repertorio) è sorridente..
 
Perché hai scelto il nome d’arte Gioele Dix?
 
Gioele era un profeta che annunciava l’invasione di cavallette (cosa non difficile a quei tempi). Dix, invece, è stato un pittore tedesco vissuto ai tempi della Repubblica di Weimar, che attraverso l’arte e per tutta la vita si è opposto al nazismo e alla guerra. Quando l’ho scelto mi son chiesto: chissà se questo nome mi porterà fortuna? Beh è andata.
 
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Perché hai scelto d interpretare
l’automobilista?
 
L’automobilista arrabbiato è un personaggio negativo, ma penso sia lo specchio di molti: una volta saliti in auto si cambia, si attiva la sindrome della trasformazione di  umori e si scatenano le forze più aggressive. In auto si combatte una guerra di tutti contro tutti.  L’automobilista arrabbiato è una foto dei tempi. E’ una figura nata negli anni ’80 e poi rispolverata con Zelig. Oggi, rispetto a quegli anni,  gli automobilisti sono ancora più arrabbiati.
Perché  hai deciso di fare l’attore?
Non ho frequentato scuole di recitazione. Ho fatto qualche  audizione e alla fine era  sempre la solita frase: le faremo sapere … la contatteremo … E naturalmente, nessuno mi faceva sapere più nulla. A otto anni recitavo di avere dolori e mali inesistenti, lo facevo  talmente bene che i miei si convincevano di tenermi a casa e così saltavo la scuola. Il problema è come trasformare una vocazione in mestiere. Spesso molte persone in comitiva, fra amici, sono bravissimi a far ridere, a recitare, ma da qui a diventare attore c’è un lungo e difficile itinerario. In questo cammino spesso mi sono chiesto: ce la farò? Negli anni ’70, insieme ad altri, avevo messo in piedi una cooperativa che gestiva un teatro, il Teatro degli uguali. Già il nome era un paradosso: gli attori, si sa, sono tutti diversi”.
 
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Chi è stato il tuo maestro? 
 
Franco Parenti
 
Con quale attore vorresti recitare?
 
L’americano Kevin Spacey che ha interpretato un magnifico Riccardo III.
 
I tuoi cantanti preferiti?
 
Sono tre: Eugenio Finardi, poeta e gentilissima persona, Fabrizio De Andrè, che non ha bisogno di spiegazioni,  Pino Daniele, un personaggio affascinante che richiama Napoli e la napoletanità: lì è tutto un teatro. Il pubblico di Napoli è il più difficile, già loro sono attori nati e hanno la battuta pronta. E’ più facile far ridere a Bolzano.
 
E Mina?
 
Grande ammirazione: ha avuto un coraggio straordinario nel rinunciare al palco, alle luci della ribalta.
 
Se non avessi fatto l’attore, quale professione avresti scelto? 
 
Psicanalista. Sono affascinato dalla mente e dalle sue dinamiche. Del resto fare l’attore, in particolare il comico,  è un po’ terapeutico sia per chi pratica sia per chi ascolta. Mio nonno ammirava Walter Chiari e diceva sempre: lui mi ha fatto del bene. Il comico, in fondo, è un benefattore.
 
Squadra del cuore?
 
Inter
 
E di Zelig?
 
Zelig è una specie di Università, perché trovi comici di vario genere. E’ molto divertente stare dietro le quinte. E poi c’è l’emozione del palco. Zelig è registrato al teatro Arcimboldi, la gente paga il biglietto e se paghi vuoi ridere. Rispetto a Colorado hai più  tempo per la performance e il pubblico, come detto, fa la differenza.
 
Ricordi qualche errore?
 
Quello più “drammatico” finito anche su “il meglio di Zelig” è quando mi sono letteralmente bloccato e non ricordavo più nulla, non riuscivo ad andare avanti. E questo per ben tre volte. Cosa ho fatto? Mi sono confessato davanti a tutti: non ricordo più nulla e tutti a ridere e applaudire. dix-9_web
Poi, prima dell’annunciato rinfresco e delle foto di pragmatica, ecco che compaiono i mitici occhiali da sole e si materializza l’automobilista incacchiato: “… ma dove andate tutte le mattine soli in macchina con tutti i disoccupati  … fermi in coda con il tic del freno a mano da verificare se innestato … l’ imbranato che passa con il giallo e tu ancora fermo al rosso vorresti che…”
 
Infine foto, battute, sorrisi, autografi e rinfresco, Gioele ha pensato di scrivere un breve pensiero su questa esperienza. Lo riportiamo sicuri di fare cosa gradita al nostro simpatico, intelligente, serio,  comico. Eccolo:
 
“Ieri pomeriggio -scrive Gioele- sono stato a INZAGO al Centro Simona Sorge, che ospita persone affette da diverse patologie invalidanti tipo sclerosi multipla e SLA o reduci da incidenti stradali o da ictus, donne e uomini giovani quasi tutti in carrozzina o allettati. Un paio d’ore fra domande, chiacchiere e risate, in cui ci siamo scambiati foto, sorrisi, opinioni e abbiamo anche bevuto e mangiato qualcosa. Sono andato via a malincuore con dentro una tempesta di sensazioni e pensieri, elettrizzato, scosso, ma soprattutto ammirato. Vi abbraccio TUTTE e TUTTI, GRAZIE!!!! Qui sono con Paolino e Paolone, due angeli custodi scesi sulla terra… siete grandi!!!”
 
Fabrizio Annaro
fotografie di Stefania Sangalli
 
 
 
 

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