Giorgio Morandi, l’artista delle nature morte

MorandiCome si fa a diventare un grandissimo artista proponendo migliaia di volte lo stesso soggetto?  La risposta sta nel rigore stilistico e nell’estrema coerenza. Questo, per tutta la vita, ha fatto Giorgio Morandi. Da questo dipende il suo  successo e la sua affermazione: è nel Pantheon  dei più grandi artisti italiani del Novecento.

Morandi  morì a 74 anni,  il 18 giugno del 1964 a Bologna, sua città natale. Bologna , la città dove studiò e dove insegnò incisione all’Accademia per ventisei anni. E’ considerato un maestro dell’incisione a livello mondiale.

Era un uomo schivo e stanziale, tutto concentrato sul suo lavoro e sullo studio, costante e  misurato, dell’uso dei toni, accordi di colori che, sulla tela acquistano dimensioni poetiche, unito alla perenne ricerca di forme, diverse ed uguali. Un ossimoro, certo, ma solo apparente.

G.Morandi - Natura morta, 1929

G.Morandi – Natura morta, 1929

Bottiglie, vasi, caffettiere, fiori, ciotole e paesaggi dipinti  per la stragrande maggioranza  nella stessa stanza, la sua ,in via Fondazza al civico 36, dove abitò per tutta la vita. Il suo primo e unico studio lo ebbe a Grizzana, in campagna, divenuta nel 1985 Grizzana Morandi in suo onore. Stanzialità, dicevamo. Vivere e dipingere nello stesso posto, o quasi, non gli impedì di “viaggiare con la mente” nel passato, recente e lontano, dell’arte. Paul Cezanne lo considerò come  un maestro, fu attratto da Andrè Derain come dal sfolgorante  Pablo Picasso. E come italiano, non poteva non guardare a grandi pittori come Giotto o Piero della Francesca che sentiva particolarmente affini.

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G. Morandi – Natura morta con cinque oggetti, 1956

Ciò non significa che non fosse un artista immerso nel suo tempo. Espose con i Futuristi, nel 1918, con Carlo Carrà e Giorgio De Chirico  condivise  la stagione della pittura Metafisica, nel 1920 si interessò al gruppo “Valori Plastici” legato a Margherita Sarfatti.

Ma sempre in modo originale. Dagli anni Trenta in poi si concentrò molto sull’insegnamento. Non amava esporre, organizzare mostre. Erano gli altri che si interessavano a lui, alla sua pittura. I suoi concittadini, attraverso il sindaco Renzo Imbeni, e soprattutto grazie alla donazione  della sorella Maria Teresa, crearono la Fondazione a lui dedicata e nel 1992, a Palazzo Accursio a Bologna aprì il Museo  Morandi.

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G. Morandi – Natura morta cubista, 1914

 Daniela Annaro

 

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