Giovani che fanno ‘l’impresa’: la storia di Luca

di Francesca Radaelli

È il sogno di molti giovani: riuscire a creare la propria impresa, a far diventare realtà l’idea di start up che tengono nel cassetto. Spesso ben nascosta.

Eppure ‘l’impresa’ è meno impossibile di quanto possa sembrare. E a dimostrarlo c’è anche la storia di un giovane brianzolo. Una storia che lui stesso, Luca Luraghi, lo scorso 3 dicembre ha raccontato ai giovani aspiranti imprenditori che hanno partecipato al workshop (http://www.ildialogodimonza.it/brianza-solidale-giovani-a-lezione-di-impresa/) organizzato a Monza da Brianza Solidale.

Luca, 32 annni, di Desio, è il fondatore di American Crunch, società di import export nata con lo scopo di portare in Italia prodotti alimentari ‘made in Usa’ non presenti nella nostra grande distribuzione, ma ben familiari agli appassionati di serie Tv e film americani. Dal 2016, grazie alla società di Luca, questi prodotti sono disponibili nei due negozi aperti nella città di Milano e attraverso il sito e-commerce: oggi American Crunch ha creato un nuovo mercato.

Solo tre anni fa Luca era un ragazzo appena rientrato in Italia, con un’idea in testa. A margine del workshop gli abbiamo chiesto di ripercorrere la sua storia.

Un giovane che ce l’ha fatta ed è diventato imprenditore: i ragazzi che ti hanno ascoltato al workshop ti vedono così. Obiettivo raggiunto, quindi?

Innanzi tutto non mi definirei ‘uno che ce l’ha fatta’. Il progetto è partito, certo. Ha avuto un buon risultato. Ma il percorso non è finito, anzi. Siamo in una fase di evoluzione:  come in ogni impresa, con la crescita del progetto, cambiano gli obiettivi, ci si trova di fronte a sfide sempre nuove. Fermarsi è impensabile. Personalmente continuo ad imparare, ogni giorno.

Ma l’idea di American Crunch quando è nata?

È nata quando sono tornato in Italia. Dopo l’università (Scienze Politiche), ho trascorso qualche anno all’estero, vivendo una serie di esperienze  da cui ho imparato molto. Tra queste, un Erasmus in Spagna e un anno di servizio civile in Islanda che mi ha insegnato, tra le altre cose, a gestire i gruppi di persone. È stato al termine di questo periodo che ho maturato il desiderio di creare qualcosa di mio.

Come mai hai scelto l’Italia e non l’estero?

Sinceramente non vedo questa contrapposizione tra Italia ed estero nel mondo di oggi. Ho pensato che l’idea di American Crunch fosse adatta per il mio Paese, non escludo però in futuro altri progetti anche al di fuori dei confini nazionali.

Quando hai capito che la tua idea avrebbe potuto realizzarsi per davvero?

 Dopo i primi test di mercato, che ho effettuato grazie alla formazione ricevuta prima all’interno dell’incubatore DesioLab (che si occupa di accompagnamento alle imprese giovanili, ndr) e poi sotto la guida dell’associazione Brianza Solidale. Inizialmente, peraltro, mi ero presentato con un altro progetto, in team con altri giovani. A un certo punto però quel  progetto è naufragato…

…e allora è entrata in gioco American Crunch.

Inizialmente c’era solo l’idea, legata alla mia passione per la cultura americana. Poi,  alla prova dei fatti, dopo averci lavorato su, l’idea si è rivelata realizzabile: il target di potenziali clienti c’era, e anche lo spazio per affermarsi sul mercato. Certo, fare bilancio delle competenze e business plan non è sufficiente. Occorre essere disposti a investire molto tempo, a rinunciare spesso al proprio tempo libero, a fare sacrifici e lavorare con impegno. Insomma: avere l’idea non basta.

Quali sono state le difficoltà maggiori?

La prima è stata quella di trovare il locale dove aprire il negozio a Milano. C’è voluto tanto tempo, e una buona dose di pazienza e forza di volontà. E ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno sempre supportato, in maniera totale.

Determinazione, quindi: è questa la ricetta per riuscire a farcela?

Per me è stato così. Resilienza e pazienza, ma anche tanta ambizione.  E soprattutto l’istinto, che fa la differenza nelle scelte più importanti.

Quando pensi al tuo futuro, dove ti vedi?

Diciamo che sono uno che non si ferma mai. E di idee in testa ne ho ancora tante…