Giovanni Gastel, un fotografo poliedrico

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gastelPresso la Villa Reale di Monza è stata allestita la mostra di Giovanni Gastel, celebre fotografo di moda. In realtà, l’esposizione non sfiora minimamente il tema dell’alta moda, bensì quello della musica italiana. Gastel aveva infatti aderito ad un progetto della rivista Rolling Stones, per un’edizione speciale dedicata a Pino Daniele (“si tratta del suo ultimo ritratto, ma la sua musica non sarà mai ultima”) dal titolo “Le cento facce della musica italiana – da Vasco ai Verdena, da Jovanotti a Ligabue, da Mina a Marrakesh. Il suono di un paese meraviglioso come non l’avete mai visto”. Effettivamente, come non l’abbiamo mai visto e sperimentato: la musica raccontata attraverso la fotografia, nella sua forma più pura d’arte. Gastel, infatti, non ha usato fronzoli per questi suoi scatti: non ha voluto né truccatori né parrucchieri né scenografie. Egli infatti sostiene che: “La bellezza è un insieme di molti difetti”. Le uniche due realtà che fanno da companatico sono lo sfondo, o bianco o nero (ad eccezione del ritratto di Ligabue, realizzato su sfondo color ciclamino brillante), e un cerchio di luci al led, che creano degli effetti di chiaro/scuro sorprendenti. Talvolta, questo gioco di luci, suscita negli artisti uno sguardo magnetico che sembra invitare dentro all’immagine come se essi volessero parlarti di sé stessi.

Gastel ha lasciato totale libertà di espressione a ogni singolo cantante o gruppo musicale, suggerendo, ma non imponendo, di usare le mani per togliersi gli occhiali, aggiustarsi il cappello, giocare con i propri capelli o con il viso. Questo perché Gastel stesso sostiene che: “Le mani sono il secondo volto di una persona”. Per esempio, nello scatto di Paolo Conte, si scorgono le mani riflesse nei suoi occhiali a specchio, intente a suonare il pianoforte. E’ sconvolgente pensare come l’immagine riesca talvolta a essere più eloquente della parola o di un’intera intervista. Riporto alcuni esempi: Omar Pedrini ha chiesto a Gastel di immortalare il suo ultimo “tatuaggio”, a petto nudo, mostrando un’immensa cicatrice per un intervento a cuore aperto da lui subito. O ancora, osservando il ritratto di Morgan, sembra di conoscerne il carattere istrionico, la personalità, la genialità accompagnata da un pizzico di follia: particolari che forse nemmeno un’ intervista fatta di domande potrebbe cogliere così in profondità.

Mi è piaciuto particolarmente quando Gastel, nel video della mostra, ha raccontato la difficoltà incontrata nell’immortalare gli artisti del mondo del rap: un universo “a parte”, talmente particolare, fatto di vita di strada e di gestualità. Cogliere un’istantanea rappresentativa di tali artisti dev’essere stato un compito particolarmente gravoso, e comunque Gastel è riuscito nell’impresa in modo eccezionale.

La mostra ha veramente superato ogni mia aspettativa, ad eccezione, forse, di qualche pecca nell’illuminazione e nell’allestimento. Soprattutto mi ha stupito la potenza dell’immagine, così diretta, nella comunicazione non verbale.

Monica

 

La musica è entrata sorridendo. Stiamo parlando della mostra fotografica di Giovanni Gastel,  in visione alla Villa Reale di Monza in questi mesi, fino al 25 settembre. In questa esposizione appaiono i cantautori italiani più famosi, immortalati da una scenografia molto essenziale di luci a led.

Gastel per questa rassegna ha voluto togliere tutto il “trucco e parrucco”, mettendo a proprio agio i vari personaggi, affidandosi alla loro spontaneità e valorizzando al massimo le loro personalità forti, pur essendo di generazioni e di età diverse.Gastel ha saputo far sognare e creare bellezza attraverso ritratti, perché la fotografia è una sorprendente forma artistica espressiva fatta di attimi nell’attimo, verso l’immortalità del personaggio.

La foto è anche comunicazione non verbale.

Mi ha colpito l’essenzialità che di fronte all’obbiettivo sprigiona e “ricerca risorse”, costruendo e valorizzando le foto  in tutta la loro naturalezza e genialità attraverso il movimento delle mani, perché esse, oltre a gesticolare, sono fonte di strumento di comunicazione molto personale ed intimo, come immagini eterne e specchio della propria anima. A produrre questo l’artista Gastel ci è riuscito benissimo.

Gianluca

 

In questo mondo dove l’immagine e l’apparire sono quasi un obbligo, nulla di più veritiero e palpabile è ciò che immortala la macchina fotografica di Giovanni Gastel, noto fotografo di moda, che in questa occasione ci mostra gli sguardi di cantanti famosi. Fotografie sia a colori che in bianco e nero. Secondo me, quest’ultime sono più suggestive, ma tutte mostrano ed esprimono ciò che con le parole non si può cogliere: l’anima, la passione, la fisicità, la sensibilità collettiva ed individuale.

Mariaelena

 

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