Gioventù spezzata? No, gioventù rinata

caritas09_webDiario di un  convegno. Monza  8 febbraio.

Valerio: “Facevo il buttafuori nelle discoteche. Una notte, dopo aver finito il turno, ho preso  la moto per tornare a casa, e in autostrada correvo  a 160 km all’ora. Mi sono schiantato  contro un palo. Da allora sono in carrozzina”. 

Tonino: ”Sono sposato e padre di due figli, facevo l’agente di custodia. Una mattina all’alba, uscito  dal carcere dopo aver fatto il turno di notte, sono salito sul mio scooter, poi il buio. Dell’incidente non ricordo nulla. Era il 2002 e da allora non ho più camminato”.

Adesso Tonino e Valerio vivono a Inzago presso il Centro Simone Sorge, centro disabili gestito dalla Fondazione Sacra Famiglia. Raccontano della loro esperienza al convegno organizzato dalla Caritas di Monza insieme alla Facoltà di Medicina dell’Università Bicocca.

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Con loro c’è anche Alessio Tavecchio, presidente della Fondazione da lui fondata e che porta il suo nome. Alessio: “ Avevo 23 anni, avevo tutto, non mi mancava nulla. Ho subito un grave incidente motociclistico che mi ha cambiato radicalmente la vita. Sono stato in coma sette giorni, ricordo qualcosa, una grande luce, qualcuno che mi proteggeva. Poi mi sono svegliato e dopo qualche giorno i medici mi hanno “letto la sentenza”: non camminerai più. Sono sprofondato in un vuoto immenso, senza fine, un dolore indescrivibile, non avevo alcuna speranza di tornare come prima … poi è successo qualcosa  di grande”.

Valerio: “Adesso al massimo con la carrozzina elettrica vado a 10 all’ora …  non sono uno stinco di santo e neanche un moralista … serve buon senso, questo basta per evitare il peggio … andare nelle scuole, raccontare la mia esperienza dà un senso alla mia vita … “

Tonino: “Ho conosciuto la depressione, è una brutta bestia. Dimesso dall’ospedale stavo a casa, a letto, pesavo sulla famiglia e il tempo non passava mai. Allora ho deciso per il Centro di Inzago. Ho scoperto che si può vivere anche in carrozzina. Al Centro si fanno molte attività: partecipo ad un programma radiofonico,  faccio teatro, scrivo per un giornale online, il Dialogo di Monza, ho conosciuto tante persone famose, tutte cose che prima neanche mi immaginavo di fare”.

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Il pubblico ascolta in silenzio, attento, non sfugge una parola, si avverte la solidarietà, la  vicinanza, la simpatia verso Valerio, Tonino, Alessio. Ci sono molti giovani, due classi dell’Istituto Floriani di Vimercate. La loro presenza dà vita al convegno. Lo dice anche Alessio Tavecchio  che, in diretta, posta su FB: “I giovani sono fantastici, grazie a loro è tutta un’altra cosa”. E’ lo psicologo Marco Besana che cerca di  interpretare lo stato d’animo di tutti: “Vivere  la sofferenza assomiglia al lavoro che compie lo scultore, intaglia, colpisce, modella una materia dura, durissima come il nostro patire. La sofferenza -afferma Besana –  è un forgiare la nostra vita, è “lavorare” sul nostro vissuto, rielaborarlo  per condurre la nostra vita verso nuove mete … Tonino, Alessio, Valerio hanno reagito con una forza che neppure loro si immaginavano di possedere”.

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Alessio: “Dopo è accaduto qualcosa di grande, la  mente, la coscienza è dotata di risorse straordinarie … Non potevo piangermi addosso, se lo fai gli altri scappano, allora ho reagito, ho capito che potevo dare, comunicare che la vita dentro di noi ha un’energia gigantesca e che la fonte di questa energia è l’amore, è Dio, il Dio di tutti non quello stereotipato con la barba e il dito puntato sulle colpe vere o presunte. Ha detto bene l’arciprete  mons. Silvano Provasi (intervenuto all’inizio del convegno ndr) Dio non castiga, non è per una colpa personale che si soffre  … Ho fatto le paraolimpiadi ad Atlanta, insegno educazione stradale, ho scritto libri, sono vivo, sono rinato e la nuova dimensione è più forte, più autentica, più vera …”

E’ Paolo De Gregorio, educatore,  “l’inventore” delle numerose attività del Centro Sorge di Inzago: “Al nostro centro vengono tanti personaggi famosi: i comici di Zelig, Eugenio Finardi, Paolo Batta, Gianni Morandi, Gioele Dix, calciatori come Filippo Galli …  dire malati è fuorviante meglio dire persone che vivono un disagio. Se si va a trovarli  li possiamo ascoltare, sono  loro stessi a metterci in agio, a condurre la relazione”.

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Rinascita è questa la parola chiave che comunicano  Valerio, Tonino, Alessio, altro che disabili, come ha scritto su Repubblica Gioele Dix.  

Valerio, Tonino, Alessio espongono con parole semplici quasi in coro:  “Siamo vivi e vivere in carrozzina è possibile. Non usiamo  più le nostre gambe, ma “camminiamo” con le gambe di chi ci sta vicino”. Un invito bello e forte alla comunità traumatizzata dalla crisi, intristita dalla nostalgia, indebolita nel cammino verso il futuro, a reagire a trovare forze e risorse per rinascere ed amare con più intensità la vita.

Il convegno non è ancora finito: due studenti di medicina Pietro Rossi e Chiara Magni  raccontano della preparazione del medico di fronte alla sofferenza. Chiara e Pietro sono concordi nell’affermare che di sofferenza in tutto il corso di studi non se ne parla affatto.

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Di dolore, invece si, perché attiene alla diagnosi e alla sfera delle sintomatologie. Il professor Andrea Stella, ex preside della Facoltà di Medicina, conferma e aggiunge: “La cura del malato esige umanità e competenza e ciò è anche scritto nella normativa ministeriale, il difficile è creare degli standard, molto è lasciato alla capacità personale e alla sensibilità di ciascun medico presente e futuro”. Presente anche Cherubina Bertola, vice Sindaco di Monza, e don Augusto Panzeri responsabile della Caritas di Monza

Dunque Gioventù spezzata?  “Credo proprio di no – conclude Marco Besana – direi gioventù rinata”.

Fabrizio Annaro

 P.S. sono graditi i vostri commenti

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©Fotografie di Stefania Sangalli

 

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3 thoughts on “Gioventù spezzata? No, gioventù rinata

  1. Articolo spettacolo, complimenti Fabrizio per come hai saputo riassumere l’evento e trasmettere l’energia e i sentimenti che si sono animati durante i vari interventi. grazie

  2. Un grande messaggio per i giovani che hanno partecipato e che emerge dall’articolo
    “non piangersi addosso”
    Grazie Fabrizio e grazie a tutti voi

  3. Splendido diario di una mattinata molto coinvolgente, fedele ricostruzione delle emozioni e degli insegnamenti trasmessi dai vari testimoni di vita che di sono alternati. Splendido anche il video, da diffondere come spunto educativo e di riflessione. Grazie ai testimoni e agli organizzatori.

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