Giuseppe Dossetti: una figura esemplare del XX secolo

di Marco Riboldi

Parlare di Dossetti significa incrociare le principali vicende che hanno interessato  l’Italia e la chiesa nel secolo scorso. Nella sua vita troviamo una vera e propria autobiografia del nostro paese e dell’esperienza del cattolicesimo non solo italiano.

Cerchiamo con questa presentazione di offrire una rapida conoscenza del personaggio, enucleando  momenti della sua ricchissima esperienza e rinviando alla necessità di maggiori approfondimenti per comprenderne le idee e le riflessioni.

Dossetti nacque a Genova nel 1913. I suoi studi universitari lo portarono prima a Bologna, poi a Milano, dove entrò in contatto con  gli intellettuali cattolici che faticosamente elaboravano una strategia di superamento del fascismo (Lazzati, La Pira, Fanfani). Tornato in Emilia per dare il suo contributo alla Resistenza, dopo aver presieduto il CNL di Reggio venne chiamato a Roma come dirigente della Democrazia Cristiana. Eletto alla Costituente (importante tra  gli altri fu il suo contributo alla redazione dell’art. 7 della Costituzione, sui rapporti tra Chiesa e Stato) divenne poi deputato e vicesegretario del partito, ruolo nel quale sostenne in più occasioni posizioni differenti da quelle di De Gasperi, sia sulla questione della NATO che su alcune vicende di politica interna.

Nel 1951 decise di lasciare la politica, dedicandosi alla docenza universitaria (già nel 1946 aveva vinto  un concorso per la cattedra di diritto ecclesiastico) e alla vita della chiesa.

Fondatore a Bologna di un Centro di Documentazione (oggi  Fondazione  per le scienze religiose Giovanni XXIII), collaborò strettamente con il card. Lercaro (arcivescovo di Bologna dal  1952 al 1968) con il quale  lavorò, in ruoli di importanza notevole, al Concilio Vaticano II.

Fondò comunità religiosa “Piccola famiglia dell’Annunziata” e divenne sacerdote nel 1959, dividendo il suo tempo tra gli impegni di studio e la vita monastica, sino alla morte, avvenuta il 15 dicembre 1996.

Nel Parlamento e nella Democrazia Cristiana

L’esperienza del Dossetti politico nazionale si snoda nel periodo 1945-1951 (dopo questi anni ci sarà solo un breve impegno nel Consiglio Comunale di Bologna, chiusosi con la decisione di diventare sacerdote). Al di là delle vicende e degli incarichi ricoperti, trovo interessante segnalare alcuni tra i motivi di dissenso con De Gasperi. 

Dossetti, che diventerà capofila di un gruppo di sinistra del partito, postula la necessità di non cedere ad una visione liberista, sostenendo con forza una linea politica di apertura alle esigenze sociali. La sua proposta politica prevedeva il varo di riforme economiche volte a stimolare una maggior giustizia sociale, in un’ottica di progresso non puramente liberistico: significative in tal senso furono le riforme da lui sostenute in campo tributario, nell’intervento per il Mezzogiorno  e nella politica della agricoltura.

Altro elemento di diversità fu l’atteggiamento nei confronti della NATO, che Dossetti non riteneva adeguata. Cercò di portare un contributo critico all’interno di un partito che vedeva in modo troppo schematico la adesione come la scelta di campo tra i blocchi in cui il mondo si divideva, ipotizzando una comune iniziativa tra paesi europei.

La sua posizione risultò minoritaria e Dossetti in Parlamento votò seguendo le indicazioni di partito, convinto che  il dibattito interno dovesse essere ampio e libero, ma che poi la posizione in Parlamento, in questo come in altri casi, dovesse essere unitaria.

Il suo cammino politico fu alla base della nascita della linea di sinistra della Democrazia Cristiana, che si organizzò attorno alla rivista “Cronache sociali” e che animò il dibattito del periodo a cavallo tra la fine della seconda guerra mondiale e i primi anni ’50.

La “corrente dossettiana” si alimentava dunque di una attenzione ai bisogni della povera gente (espressione di La Pira) e di un rifiuto del liberismo e dell’americanismo che segnavano  le scelte della politica dell’epoca, caratterizzata dalla spaccatura interna ed internazionale tra i due blocchi di potenze post-belliche, quasi che questa “scelta di campo” assorbisse interamente  lo spazio di scelta e di riflessione del politico.

Dossetti non si arrende a questa visione e vuole proporre una politica che abbia un respiro sociale più ampio e più aperto, capace di andare oltre, guardando ad un futuro di pace e di progresso.

Addirittura, Dossetti, con un giudizio molto severo nei confronti dei protagonisti dell’epoca, decise di uscire dall’impegno politico diretto per evitare che la sua corrente  e i suoi uomini diventassero   “esca nei confronti delle classi lavoratrici a favore degli attuali detentori del potere politico ed economico”.

Nella Chiesa

La nuova stagione di Dossetti nasce con la fondazione del “Centro di documentazione”,  che poi diventerà “Istituto di Scienze Religiose” di Bologna. Il programma del nuovo istituto è molto ampio e mira a formare una comunità di ricerca che approfondisca tutti i temi inerenti la cultura e la vita religiosa, con  sensibilità e attenzioni che prefigura quel che la chiesa tutta vivrà di lì a non molti anni  con il rinnovamento conciliare.

Quindi studio e formazione, poi elaborazione teorica nei vari settori (con una attenzione particolare allo studio della Parola  e alla storia dei Concili), il tutto sostenuto da una vastissima biblioteca che in breve divenne tra le più importanti del mondo nel settore. I collaboratori presto trovarono accesso in varie Università come docenti e  cominciarono a pubblicare testi di rilievo.

Per Dossetti tutto questo confluì prima nella decisione di diventare sacerdote e poi nella partecipazione al concilio  come collaboratore del cardinale Lercaro.

Nonostante fosse semplicemente un sacerdote, Dossetti lavorò  in primo piano, inizialmente anche come segretario del Collegio de Moderatori (i quattro cardinali che di fatto dirigevano i lavori dell’assemblea). Potè così contribuire alla stesura di documenti fondamentali inerenti quel rinnovamento della chiesa “popolo di Dio” e costruttrice di pace che ha segnato la seconda metà del XX secolo e che ancora cammina nel sentire ecclesiale.

Il periodo post conciliare vedrà Dossetti impegnato a collaborare ai vari momenti di concreta messa in opera delle decisioni conciliari, lavorando nella sua diocesi di Bologna e diffondendo con gli strumenti a sua disposizione le intuizioni elaborate in modo che entrino nella quotidianità della comunità cristiana.

Molto altro ci sarebbe da dire e da approfondire: i limiti di questo scritto impediscono di dare l’idea della profondità dell’opera e del pensiero di Dossetti.

Spero in futuro di poter riprendere almeno un paio di temi tratti da suoi significativi interventi.

Di lui restano il ricordo e la testimonianza di un uomo che vissuto la fede in profondità,  animando la comunità civile e quella ecclesiale con una intelligenza fuori dal comune e con una acutezza di ingegno che hanno saputo distinguere con cura i momenti e le necessità, orientando le scelte al bene comune in un’ottica serenamente convinta dei propri valori e pronta a metterli in gioco al servizio di tutti.

 

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