Gli Alt@moda a Sanquirico

DSC_1550_web“Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia cambiare idea sulle cose sulla gente … Gloria, Gloria, chiesa di campagna, acqua nel deserto … Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua … “.  Musica italiana e solo musica italiana, rivista e mixata, quella proposta dal quartetto degli Alt@Moda che si sono esibiti in un luogo particolare: lo spazio aperto della casa Circondariale di Monza. Di fronte ad un centinaio di persone che scontano una pena, alla presenza di volontari dell’Associazione Zeroconfini e Casa della Poesia, della Direttrice Maria Pitaniello e degli agenti di Polizia Penitenziaria, gli Alt@Moda  hanno offerto un concerto divertente e coinvolgente. Con un look  senza dubbio stravagante ed appariscente, la band ha intrattenuto, con la musica ed un entusiasmo contagioso, il pubblico di Sanquirico.

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Due ore di concerto al ritmo delle canzoni più note degli anni ‘70 e ’80, un tuffo nel passato, un viaggio per alcuni un po’ nostalgico. Aria di festa e leggerezza fra le mura di Sanquirico, favorite da una calda giornata di settembre. Gli Alt@Moda hanno presentato il loro ampio repertorio aprendo delicatamente le porte del  passato e incoraggiando la speranza del domani.

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E mentre la musica ci allietava, il sole alto nel cielo, ad un certo punto, ha deciso di tramontare come ogni giorno dietro quell’altissimo muro che separa il carcere dalla città. E mentre il sole  spariva dietro l’orizzonte, il pubblico di Sanquirico  è ritornato ai propri luoghi, augurandosi un nuovo evento di Zeroconfini, associazione che diffonde la cultura in carcere.

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Alba e tramonto dal carcere si vedono nitidamente. In città, spesso, la frenesia della vita quotidiana, la confusione del traffico, la pesantezza del cemento non ci permettono di scorgere il sole che saluta il giorno o il  cielo tinto di rosso a fine giornata.

“… Inseguendo una libellula in un prato, un giorno che avevo rotto col passato, quando già credevo d’esserci riuscito, son caduto … Una frase sciocca, un volgare doppio senso … Chissà, chi sa chi sei,  chissà che sarai, chissà che sarà di noi, lo scopriremo solo vivendo …”

Fabrizio Annaro

 

 

 

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