Gli occhi di Valentino

di Chiara Cardini

Lo sguardo di Valentino Vago una volta incrociato non lo puoi dimenticare: trasparente, profondo, a tratti birichino.

Lo incontrai per la prima volta nel 2008, alla Galleria San Fedele di Milano, dove da poco collaboravo come gallery manager e nel  marzo 2014 lavorammo insieme alla mostra Angeli a cura di Andrea Dall’Asta e Francesco Tedeschi. Vago era di casa qui al San Fedele: nel 1956 aveva partecipato all’omonimo premio e nel 1992 esponeva le sue opere recenti nella mostra– ed ecco spiegato il titolo del 2014 – Angeli, curata da Dell’Acqua e Mons. Ravasi.  

Importanti per il suo percorso furono certamente la mostra tenuta a Palazzo Reale nel 1980 dove dipinge tre Stanze in scala tonale, a cura di Barilli e l’invito da parte di Giorgio Mascherpa alla 2° Biennale d’Arte Sacra Contemporanea a Reggio Emilia l’anno successivo. La ricerca di Valentino Vago, infatti, si è spesso divisa tra pittura murale e su tela.

L’azzurro, il giallo e il rosa abitano i suoi lavori, rendendo immediatamente riconoscibili le sue opere. In esse il colore vibra, è dotato di vita propria e avanza in un istante inafferrabile. Può emergere quindi un’immobilità, luminosa e metafisica, che ci trasporta nell’illimitato trascendente. Da là, adesso, gli occhi di Valentino ci osservano.

Valentino Vago

Valentino Vago ci ha lasciato pochi mesi fa, lo scorso 17 gennaio. Aveva  appena compiuto 87 anni, era nato a Barlassina nel 1931, il 16 dicembre. Era un grande artista come ha appena ricordato Chiara Cardini. Un maestro dell’arte astratta, dalla pittura delicata e ricca di significati profondi. Un pittore che nel corso della lunga vita aveva ricevuto riconoscimenti a livello internazionale.

Poche ore dopo la sua scomparsa, l’assessore alla cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno ha così commentato:

Valentino Vago – Il mio paradiso

“Milano ricorda con affetto e rimpiange un grande artista protagonista dell’arte del Novecento, al quale ha dedicato negli oltre sessant’anni di carriera molte mostre personali e antologiche, tra cui quelle ospitate negli anni Ottanta a Palazzo Reale e al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea e quella del 2011 al Museo Diocesano. Milanese fin dalla sua formazione – si è diplomato infatti all’Accademia di Brera – Vago ha spinto la sua ricerca verso nuove forme di rappresentazione della realtà e della luce, elaborando nel corso degli anni una poetica sempre più spirituale e religiosa. Siamo tuttavia lieti, in questo momento di tristezza, che i funerali si svolgano nella chiesa in cui Vago ha realizzato la sua ultima opera, ” Il mio paradiso”. Un’occasione in più per i milanesi di omaggiare un grande artista dei nostri tempi”.

Il mio paradiso – nella chiesa di San Giovanni Laterano, a Milano – lo aveva completato nell’estate del 2017, ventunesima chiesa da lui dipinta. Come quella di Cristo Re a Monza, realizzata nel 1993. La prima fu nella sua città natale, a Barlassina nel 1979 nella chiesta di San Giulio. Nel 1982, la più vasta (12.000 mq), dedicata a Nostra Signora del Rosario, è stata consacrata nel 2008 a Doha, nel Qatar.

Chiesa di Cristo Re a Monza

 

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