Gli stranieri a Monza

Vanni Redaelli olio su telaNon si scappa, il nostro mondo è sempre più multietnico, interculturale, interreligioso. Viviamo fianco a fianco a uomini, donne e famiglie di altri paesi, nazioni, continenti, provenienti da altre culture e che professano un diverso credo religioso e, a volte, ci sembrano  anche per abitudini e costumi, di un’altra epoca.

E’ quanto emerge dal rapporto sugli stranieri a Monza, redatto dall’Amministrazione Comunale che ha elaborato cifre e tendenze sulla base dei dati dell’Anagrafe registrati sino al 2011. Non è certo una novità sapere che il nostro vicinato è mutato in questo ultimo ventennio in modo profondo e radicale: lo constatiamo tutti i giorni camminando per le strade delle nostre città, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle Parrocchie.  Il rapporto sugli Stranieri a Monza si articola proprio nell’osservazione della presenza migratoria nel lavoro, nella scuola, nella città.

Nel 1995 si contavano 1616 stranieri; in sedici anni, la popolazione straniera a Monza è cresciuta sino a raggiungere 14.303 unità, pari all’11% rispetto al totale dei monzesi. Una crescita continua senza segnali di interruzione, un trend che mette in discussione le reciproche identità, le relazioni sociali e provoca in alcune persone paure e timori forse esagerati, forse giustificati. Un dato che coinvolge anche il vivere parrocchiale, i gruppi giovanili, le attività di volontariato. Ci domandiamo come le nostre comunità cristiane, qui a Monza, vivano e abbiano vissuto questa fase di trasformazione sociale, in questo arco temporale, dal 1995 al 2011, ove la popolazione straniera da marginale è diventata davvero considerevole.

Interrogativo già posto, fra i tanti, dall’itinerario di preparazione al Family Day dello scorso anno pastorale e che per la complessità della questione rimane fondamentalmente ancora con poche risposte. Se osserviamo i dati del Rapporto, l’immigrazione coinvolge numerose nazioni del pianeta: sono 123 le nazioni di provenienza a conferma che la migrazione in Italia assume carattere globale e cosmopolita. Egiziani e marocchini rimangano in testa alla classifica per presenze in città, mentre crescono gli ingressi dalla Romania e dall’Europa dell’Est.

E’ ancora il lavoro ad essere la motivazione fondamentale della migrazione, ma anche il desiderio di riscatto, che riguarda soprattutto le classi medie dei paesi di provenienza. Il 42% della popolazione straniera che lavora a Monza fa l’operaio, possiede un discreto livello di istruzione acquisito nel paese di provenienza, ma  difficilmente spendibile in Italia.  Fra le donne la professione prevalente, circa il 40%, è quella di colf e badante.

Una nuova tendenza è l’incremento delle imprese i cui titolari risultano stranieri. Nel 2000 era 177 le aziende, nel 2011 se ne contano 723. Un dato su cui riflettere, ma anche da “depurare” dalle cosiddette partite IVA che spesso camuffano un precario lavora dipendente. Fra i nuovi imprenditori spiccano gli egiziani, seguiti dai rumeni, cinesi, albanesi e marocchini. Anche i cittadini dello Sri Lanka stanno aprendo numerose imprese. Le attività sono prevalentemente concentrate nel campo dell’edilizia e delle costruzioni, seguono la ristorazione, il commercio, il settore alimentare.

Accanto al lavoro il tema casa: il 25% degli stranieri a Monza è proprietario delle mura in cui vive, mentre il 40% è in affitto. Il restante, il 35%, un dato considerevole, vive in piccole comunità, oppure come ospite presso parenti o amici. Solo il 2% (in termini assoluti non pochi, circa 220 persone) dichiara di vivere in affitto ma senza contratto. Casa, lavoro, e infine la scuola: gli stranieri hanno sostenuto il trend delle iscrizioni, aumentando di anno in anno sia in valore assoluto sia in percentuale. Dal 2001 al 2011, in dieci anni, la popolazione scolastica complessiva è cresciuta da 17961 a 19100 (+1139 studenti) mentre gli studenti stranieri, nello stesso periodo, sono aumentati  di più in proporzione, ben 1400 ragazzi.

Quali dunque le sfide dei prossimi anni poste dal fenomeno migratorio? Anzitutto, il tema dell’integrazione come ampiamente trattato e sviluppato da Caritas in collaborazione con Parrocchie, Cooperative, in primis la Novo Millennio, Associazioni e cittadini. In particolare vale la pena ricordare la significativa esperienza di Bimbinsieme, nido multiculturale creato da Caritas che ospita metà bimbi italiani e metà stranieri e le attività di famiglie insieme presso i padri Barnabiti di Monza, attività ludiche, ricreative e culturali che sono state capaci di coinvolgere e far star bene moltissime persone italiane e straniere.

Per saperne di più  potete visitare il sito www.novomillennio.it

E’ proprio la positiva esperienza di Famiglieinsieme che ci suggerisce di affrontare con più coraggio il problema della cittadinanza e di ridurre a 5 anni, come in Germania e in molti paesi europei, il tempo per conseguire la cittadinanza italiana. Il tema cittadinanza, tra l’altro, è stato ripreso durante la presentazione del dossier immigrazione a cura della Caritas Ambrosiana (si possono trovare ulteriori informazioni visitando il sito www.caritasambrosiana.it). Vale la pena, sempre in tema di integrazione, osservare le molteplici esperienze che giungono dalle scuole, iniziative spesso poco visibili e scarsamente diffuse. Le scuole della città hanno progettato e realizzato, anche in collaborazione con enti ed associazioni, percorsi di incontro e conoscenza sul tema diversità, avvalendosi anche del linguaggio artistico, video, musica, pittura e della voglia di stare insieme e divertirsi tipica dell’adolescenza e dell’età giovanile.

Quale futuro? Fra i tanti scenari che studiosi e sociologi mettono in campo, mi preme ricordare che il ciclo migratorio, come tutti i flussi migratori che si rispettano, sia quelli del mondo naturale che storico sociale, non sono infiniti. E’ probabile, e la crisi lo dimostra, che anche i nostri ragazzi possano esser sedotti o indotti dall’idea del viaggio e di far carriera fuori dai confini. In questi ultimi anni, l’emigrazione giovanile è sensibilmente aumentata e crescerà ancora, visto le strutturali debolezze della nostra economia.  Ma non sembra arrestarsi l’afflusso di persone immigrate da altri paesi.

Dunque da un lato escono i nostri giovani dall’altro entrano nuove famiglie per venire incontro alla richiesta di lavoro che gli italiani appaiono restii a soddisfare. Rischiamo di vivere in una società sempre più vecchia e sempre più povera, decisamente multietnica e con bisogni sempre più complessi e difficili da gestire. Una società dove, forse a un certo punto, gli ingressi si stabilizzeranno o avranno addirittura saldo negativo, ma dove sicuramente avremo bisogno di costruire nuove relazioni sociali, di maggior coesione, e di una più profonda consapevolezza dei tempi che viviamo e che vivremo. La storia ci consegna memorie decisamente orrende e spaventose e questo quando si abdica dalla fatica della convivenza e dell’integrazione. Pare che l’uomo, europeo, moderno, abbia imparato la lezione e ripudi la guerra e i tumulti, forse anche perché troppo indolente per scegliere la violenza.

Nessuno può scrivere ricette o dare soluzioni. Senz’altro le Comunità Parrocchiali saranno chiamate a riflettere, ad ascoltare, ad un lavoro nuovo e faticoso ma denso di soddisfazioni.

Fabrizio Annaro