Golpe mancato e reazione riuscita

Erdogandi Laurenzo Ticca

Che accadrà ora? Che sarà della Turchia, attore fondamentale nei delicati equilibri che regolano  i rapporti tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente? Non sappiamo se i golpisti fossero quel gruppo di inetti -ridicola  parodia della forza e della determinazione  che ha caratterizzato le divise turche in una lunga storia di pronunciamenti militari- che le 4 ore di mancato golpe ha offerto alla comunità internazionale.  Non sappiamo se il piano sia stato architettato altrove (magari negli Usa)  né se qualcuno  abbia  lasciato fare, consapevole dei rapporti di forza in campo.

Ciò che sappiamo è che il mancato golpe ha offerto all’oligarca  Recep Tayyip Erdogan l’occasione  che aspettava da tempo per imprimere al suo regime una svolta autoritaria più profonda e feroce di quanto non abbia già fatto. 6000  i militari arrestati, oltre 3000 i magistrati. Divieto di espatrio per i dipendenti pubblici. Le prime misure prese.  E sullo sfondo  la minaccia di ripristinare la pena di morte. Decisioni  adottate sulla base di un consenso popolare indubbio. Erdogan ora è più forte. Forse.

Riprenderà la sua instancabile lotta contro i curdi ( l’incubo di una entità statuale curda ai confini lo terrorizza), moltiplicherà gli sforzi  per abbattere il  regime di Assad,  utilizzerà i profughi e le ondate migratorie come arma di ricatto nei confronti di un’Europa assente  (patetico il silenzio, durante le quattro ore di golpe,  delle cancellerie europee, intimamente schierate con i golpisti e pronte a stilare comunicati di condanna del putsch a giochi fatti).

Erdogan ha un obiettivo:  imporsi come guida del mondo sunnita in Medio Oriente. Un traguardo ambizioso, perseguito non senza correre rischi  e alimentare ambiguità, compreso il sostegno più o meno occulto al  terrorismo  jihadista.

Che accadrà ora? Non lo sappiamo.  E’ certo che il momento e’ grave, drammatico. Se si alza lo sguardo oltre i confini della sponda sud del Mediterraneo si annotano con angoscia  tutti gli elementi di incertezza e destabilizzazione che si sono accumulati negli ultimi mesi: dalla Brexit, all’eccidio di italiani a  Dacca,  alla mattanza francese ( solo un lupo solitario?), ultimo capitolo di una strategia che punta a insanguinare la Francia e l’Europa  con uno stillicidio di attentati.

Per non parlare delle centinaia di morti del mancato golpe  e delle pulsioni autoritarie che ne sono scaturite.  Ciò che resta è l’angosciosa consapevolezza della profonda insicurezza  in cui noi e i nostri figli siamo costretti a vivere.

 

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