Gorino e il mappamondo

di Enzo Biffi

3Ora mi diranno che non sono razzisti, che il lavoro manca per noi.
Ora mi diranno che : ”la cosa è stata gestita male” che “aiutiamoli a casa loro”.
Ora mi diranno della fatica per tirar su casa, dei loro padri e della loro terra, mi diranno della crisi e che non basterà la pensione; la pensione.

Poi mi diranno “la cultura non è la nostra” e che se vengono da NOI devono rispettare le nostre leggi, e che prima imparino l’italiano e le nostre tradizioni e come si cucina l’anguilla.

Mi diranno anche, ma solo dopo aver accertato la mia cittadinanza, che i bambini hanno paura; i bambini, e che: “ siamo invasi”: invasi.

Li sentirò anche dirmi che “il problema è politico”, colpa dell’Europa, del Governo, dei buonisti e dell’orco cattivo.

Allora a me piacerebbe dir loro che costruendo recinti, più che chiuder fuori, ci si chiude dentro. E che magari, dico magari, l’anguilla, di qualche spezia africana ne giova.

mappamondo1Ma la mia voce sarà troppo lieve, sopraffatta dai loro fatti e dalle loro ragioni, sicuri, perentori e tanto urlanti.

Così mentre mi diranno tutto questo, non si accorgeranno del mio lavorar veloce.

Non si accorgeranno dell’urgenza che sento nel finire la costruzione di un enorme mappamondo grande come un palazzo.

Non si accorgeranno nemmeno quando farò un piccolo foro con la punta di un ago grande quanto la superficie occupata da quel lembo nebbioso di terra sul mio mega mappamondo.

E saranno così indaffarati dalla costruzione del loro recinto, da non accorgersi della voragine centripeta creata da quel minuscolo buco che trascinerà nell’abisso, via da questa terra, tutta la disumanità e l’arroganza del nulla di cui son fatti i recinti del mondo.

Infine il piccolo buco si chiuderà, e non sarà prato ne grano, ma resterà la cicatrice visibile, memoria del pericolo corso.

Questo giornale cerca ostinatamente il meglio da raccontare anche nelle vicende più torbide e io stesso cerco di sforzarmi di capire l’origine dei comportamenti dell’uomo quindi anche, un po’ per natura, ad assolvere gli umani.

Ma quando l’uomo si fa gruppo, organizzazione, strategia, allora mi corre sulla pelle l’obbligo della denuncia dell’allarme, dell’allerta.

Troppe volte in passato il silenzio è stato complice e forse più colpevole.

 

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