Gozzoviglia

Gozzoviglia (gozzaviglìa) s.f. [forse lat. tardo *gaudibilia, der. di gaudere «godere»]. 

1. Baldoria consumata in allegria e spassosa compagnia. Mangiare e bere fuor di misura e chiassosamente. Abbandonandosi anche a intemperanze, stravizi; crapula, bagordo, bisboccia. Boccaccio, Dec., 8-2 (239): si rappattumò con lui, e più volte insieme fecer poi gozzoviglia.

2. Cibo prelibato e appetitoso; leccornia. Pirandello, 7-629 : Ero insomma come quell’ubriaco che, nel restituire in un canto deserto la gozzoviglia di tutta una giornata… si domandava: Questo l’ho mangiato qui;…ma questo…dove l’ho mai mangiato?

Comunemente usata per descrivere il modo un po’ esagerato, eccessivo e anche scomposto di godere di cibi e compagnia (trascorrere le giornate in gozzoviglia).  L’incrocio con gozzo fa presumibilmente riferimento alla gola, allo stomaco di una persona (l’espressione più tipica è proprio quella di “riempirsi il gozzo”).

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