I can’t breathe: istruzioni d’USA

di Davide Villa

Ciò che è successo negli USA, ciò che succede negli USA è immagine spesso di ciò che succede nel mondo occidentale.
A volte sono dipinti a tinte forti, versioni esagerate di mode ed eventi che alle nostre latitudini rimangono più sbiadite, quasi fotocopiate.

Ciò che è accaduto a George Floyd invece è, speriamo, qualcosa che rimarrà non replicato.

9 minuti di soffocante brutalità.
Una brutalità statica, lontana da quella a cui siamo oramai anestetizzati da anni di sparatorie e di guerre.
Le due figure sono immobili, ferme, fotografate in un lungo fermo immagine.
9 minuti di VIOLENZA.

La violenza espressa da questo video è disturbante proprio per l’assenza di movimento, per la sua tranquillità apparente.
È violenza che segue la sua definizione letterale: “Abuso della forza come mezzo di costrizione, di oppressione, per obbligare cioè altri ad agire o a cedere contro la propria volontà; per recare danno ad altri nella persona o nei suoi beni o diritti”.

Due uomini completamente fermi che esprimono una delle più forti immagini di violenza della nostra storia recente.
Uno di questi uomini indossa un distintivo e questo rende quel ginocchio che preme sulla gola ancora più pesante.

È la violenza del diritto che rende tristemente “Made in USA” questo episodio.
Gli USA hanno fatto della violenza uno dei cardini della loro storia, della loro giustizia e della loro vita.
Guerre, pena di morte e armi facili sono la normalità per un paese nato per professare i diritti universali dell’uomo, ma che sembra difendere solo coloro che professano la legge del più forte.

Nativi, Schiavi, Irlandesi, Italiani, Messicani, Asiatici, Afroamericani.
Sono tutti coloro che sono rientrati nel ciclo della violenza.

Emarginati, esecutori di violenze, puniti con la violenza.
Occhio per occhio, dente per dente.
Gli albori del diritto ancora attuali nel 2020.
Crimine e giustizia, errore e punizione legati dalla stessa catena di violenza.
Una catena senza fine che ha portato, oggi, a George Floyd.

Non voglio fare processi, non voglio fare accuse.
La violenza che chiama violenza porterà ancora più violenza.
Verbale, fisica e di società.
Un fuoco che brucia senza fine.

Non soffiamo su questo fuoco d’odio.
Non facciamolo respirare.
Sono le uniche istruzioni d’uso che dobbiamo tenere a mente.