I racconti del melograno: Adelina

  •  
  •  
  •  
di Francesco Troiano

Lungo la stradicciola che ogni giorno percorro con il cane verso la chiesa, qualche volta incontro l’Adelina, una signora di ottantacinque anni, vestita di nero, scarpe da montagna e mascherina.

Mentre ci stiamo avvicinando (ma rispettando la distanza prevista) a lato della strada, vedo la piccola distesa dei vigneti reduci dell’ultima vendemmia un po’ infreddoliti e in attesa della ripulitura e messa in dimora.

“Buongiorno Adelina, tutto bene?”

“Benissimo. È un ottobre magnifico, aria fresca e sole pulito”

“Sono d’accordo…se non ci fosse questa bestia della pandemia…”

“Fa parte della vita signor Francesco… ne ho viste talmente tante! Guardi, dove ci sono queste viti, pensi che durante la guerra, qui… proprio qui, c’era un bunker, un rifugio antiaereo. Poi l’hanno fatto saltare e hanno ricoperto tutto…però allora, al suono delle prime sirene correvamo qui a nasconderci. Per noi ragazzine era quasi un gioco, se non fosse che vedevamo i nostri genitori che per tranquillizzarci ridevano e scherzavano, ma noi capivamo benissimo come stavano le cose, e che quelle esplosioni che sentivamo sopra la testa non erano fuochi d’artificio”.

Una ghiandaia si stacca dal ramo di un tiglio e atterra proprio sul vigneto.

“Caro Francesco, bisogna prendere le cose per quelle che sono: dei passaggi”

Ci salutiamo con un sorriso e la vedo allontanarsi mentre il “sole pulito” allunga i raggi dorati sulla sagoma scura di Adelina, dall’incedere sicuro di ragazza antica.