I racconti del melograno: Cico

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di Francesco Troiano

Ancora oggi c’è la passatoia in marmo che collega il portone d’entrata al cancello sul marciapiede in via Washington: la via dove sono nato.
Sotto la passatoia, su un rettangolo di terra e polvere, piazzavo i miei soldatini e passavo le mattinate a inventarmi battaglie che non facevano prigionieri.

Mi spostavo poi in una specie di sotto-passaggio, che dava sul retro del palazzo, immaginando di essere il comandante dei soldatini che tornava in caserma con tutta l’armata al suo seguito. Nel bel mezzo dell’adunata, puntualmente, spuntava Cico, il gatto della signora Nella, la portiera dell’ottantacinque famosa per i suoi spazzoloni lanciati ai ragazzi che giocavano a “mago libero” sulla passatoia. Cico era un gatto rosso diverso dagli altri gatti rossi birichini: si accoccolava sui miei piedi facendo fuse che si sentivano a distanza. Lasciavo allora perdere i soldatini, mi sedevo con lui sul cordolo della discesa, e il pomeriggio fluiva torrido fino alla chiamata della mamma quando era pronto in tavola.

L’altra sera, in macchina, sono passato in via Washington, e sulla passatoia c’era un ragazzo che parlava a una donna affacciata al primo piano: la stessa finestra della mia infanzia.
L’ho visto poi sedersi sul muretto del cancello sgranocchiare un panino.

Ho provato a stare ancora lì, illudendomi di veder spuntare da sotto una macchina il guizzo rosso di un gatto randagio.

Solo passanti frettolosi e il ragazzo, con le briciole del panino sul giubbotto, che si allontanava fra i clacson della sera.

24 febbraio 2020