I racconti del melograno: fermata “Monte Stella”

di Francesco Troiano

Aveva salutato tutti e distribuiti gli auguri.
Con l’ala del cartone di un pandoro aveva raccolto le briciole dei dolci e le bottiglie vuote erano finite dentro i cestini di ciascun collega.

Si avviò su fogli argentati e nastrini da regalo inciampando per la fretta e guadagnando l’uscita dentro una fiumana di “auguroni a te e ai tuoi”… “ci sentiamo alla vigilia”….
Sul marciapiede luccicavano perline per il viso, ferma-capelli caduti nella foga di un “meno male che ci siamo incontrati”, un tacco sfuggito per una distorsione da tombino sollevato, un foulard rosso fuoco che fa tanto Natale.
Salì su una metropolitana con i vagoni traboccanti di studenti con le trombette “Merry Christmas” squillanti sulla testa dei pendolari annoiati.
Scese, con poca voglia, alla fermata “Monte Stella”.
Salì in cima alla montagnetta da dove si vedevano, come toccarli, la nuvola rosa del gas-metano, il grattacielo Allianz con le luci intermittenti di un albero addobbato, l’antenna esagerata della Rai, e si sedette, a gambe raccolte, sul cordolo del piccolo prato disseccato.

Nell’aria da neve volavano i rumori delle automobili lontane, il fruscio di un passerotto sopra il ramo e una vocetta di bambino sull’altalena con la tavoletta di legno preistorico.
Gli tornò in mente quel Natale, con suo figlio piccolino, il cartoccio delle castagne calde fra le mani fredde. Lo stesso di quell’istante in cui gli venne di stringersi in un abbraccio per scaldare le manine di allora.

E all’urletto di gioia del bambino, in quel Natale di stelle di plastica metropolitana, lentamente, si addormentò.