I racconti del melograno: il carro armato

di Francesco Troiano

Un ragazzo indiano sale un po’ di corsa sulla carrozza del metro e sfiora il braccio di una signora che parla con un’amica. La persona sfiorata si volta come una furia verso il ragazzo: “Ma vuole stare attento a dove va?”
E rivolgendosi alla sua interlocutrice:
“La maleducazione non ha limiti … è pazzesco!”
Il ragazzo, con un italiano perfetto chiede:
“Signora mi può spiegare gentilmente cosa le ho fatto?”
“E’ salito come un carro armato e per poco non mi spezzava un braccio!…”
“Ahahah…, uuh…” rumoreggia il capannello delle persone intorno.
Il ragazzo, senza replicare, scuote la testa e si siede.
La donna, non contenta, insiste con la sua alleata:
“Sì sì… prima sembrano dei demoni, poi fanno gli angioletti !”

A San Donato, nel riflesso scuro della porta vedo la “signora” al mio fianco che si prepara a scendere.

Prima che si aprano le porte, mi scappa di darle una “dolce” spallata esclamando: “Oh mi scusi…sa, per lavoro guido carri armati”.

Con la coda dell’occhio l’ho vista ferma sulla banchina, allibita e spintonata come una bambola di pezza dalla gente che, tessera alla mano, corre verso i tornelli dell’uscita.