I racconti del melograno: il pellicano

di Francesco Troiano – disegno di Filippo Carletti

Febbraio 2019, in metro.

Lei, sui trentacinque, seduta. Lui, coetaneo, in piedi di fronte, baffi e occhiali con la montatura beige.
Lui, la guarda amorevolmente. Io sono affianco, e vedo i suoi baffi vibrare. La sua mano, improvvisamente, atterra sull’anello di topazio di lei.

“Bellissimo…ti sta di un bene… tu hai delle cose troppo belle!”
“Ma smettila, sempre in vena di complimenti”
“E come si fa a non farti i complimenti.. lo sai che ieri avevo voglia di telefonarti?”
“Ah… e perché?”
“Ma niente, solo per sapere come stavi” Così dicendo, il baffo dondola il corpo e allarga le ali del giubbotto come il pellicano delle Galapagos che simula la danza d’amore.

Altra mano che si allunga sulle dita di lei.

“Senti che mani gelate ho”
“Ah non dirlo a me…Massimiliano ogni volta mi sgrida per i miei piedi freddi che gli metto sulle gambe…”
Il baffo ha un fulmineo congelamento circolatorio accompagnato da improvvisa balbuzie.
“Ah…ehm… Mass… imi…liano … il tuo co..o..o..mpa…gno?”
“Mio marito!” esclama la donna come una fucilata che colpisce pellicano-man nello spazio fra il naso e i baffi.

L’uomo, tramortito, si guarda in giro in cerca di aiuto. Il treno si sta fermando a Duomo.

“Arrivato….ciao Mara…ci sentiamo…”

Mara gli fa ciao sfarfallando il topazio, mentre lui, lo vedo farsi largo tra la folla litigando con qualcuno.

Sono sicuro, alle Galapagos, i pellicani non hanno i baffi.