I rutam del sciur Galbiati: «una passione nata con me»

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All’apparenza è una casa come le altre, ma appena varcata la soglia si viene catturati dall’atmosfera suggestiva e irreale. È così che a Brugherio, in via Mameli, tra le mura di questa abitazione, trova dimora un museo degli oggetti bizzarri e ricercati: l’ideatore è Fermo Galbiati, che coltiva la sua passione fin dalla prima infanzia, da quando durante una colonia estiva, rimasto affascinato dalla distesa marina e scoprendo sulla battigia delle conchiglie, balenò nella sua mente il progetto di dare vita a una prima vetrina. Da lì è cresciuta sempre più la passione per la scoperta di reperti storici e misteriosi.

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Galbiati, un uomo semplice, ma con un’intelligenza e una creatività spiccata, porta i suoi novantuno anni con estrema disinvoltura: dopo anni di prigionia durante la seconda guerra mondiale, sfoga il proprio interesse nella ricerca di elementi con valenza storica, tanto da inaugurare il Museo Miscellaneo Galbiati nel 1950: «Di professione faccio il rutamat» afferma Galbiati, nominato Cavaliere della Repubblica Italiana nel 1976.

In paese è conosciuto come il collezionista di collezioni esposte nella casa-museo, di cui sono direttori i nipoti Alberto e Giovanni Galbiati.  Attraverso un passaggio segreto, ci si addentra in questa galleria privata, in cui ogni angolo si nasconde un pezzo di storia, un pezzo di vita. In esso troviamo una vera e propria pinacoteca di oltre 200 opere tra i quali dipinti di De Chirico, Todeschini, solo per citarne alcuni.

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Parlando in numeri sono presenti: una collezione con centinaia di orologi da taschino, 350 fisarmoniche, 1500 dischi a 78 giri, tra cui uno da 90 giri con un diametro di 0.5 metri, 180 armi regolarmente denunciate del 1500 e del 1600, 200 esemplari di biciclette e infine 600 oggetti misteriosi, che ogni visitatore tenta di indovinare. Una rassegna di un’infinità di grammofoni tra i quali il più grande  di 2 metri di altezza e il più piccolo al mondo di poche decine di centimetri che suona dischi di cioccolato. Tra i libri antichi anche un vocabolario del 1881 e proprio su una Treccani si può trovare una pagina dedicata alla collezione Galbiati Biciclette, che custodisce dalla più antica la draisinia celerifero risalente al XVIII secolo, a monocicli antichi, fino a quelle di Coppi e Saronni.

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Ma per il signor Fermo l’oggetto più importante non si trova tra questi: «È un mattone che mi ha regalato il mio nipotino, scambiandolo per un minerale. Infatti, l’abbiamo esposto proprio in quella vetrina, ma per me vale più di qualsiasi altra roccia al mondo». Si trovano anche dei proiettori risalenti all’epoca delle prime pellicole cinematografiche di Lumière.

Insomma, non è sufficiente un pomeriggio per visitare questo museo incantato, in cui Galbiati raccoglie ciò che la gente scarta, come per voler dare una seconda possibilità a ciò che per la società non  è più valido.

Chiara De Carli
©fotografie di Giovanna Monguzzi e Stefania Sangalli

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