I santi fondatori

di Marco Riboldi

Tra i santi dell’estate ne scegliamo oggi due che, tra i molti meriti, hanno quello di aver fondato ordini religiosi ancora attivi nel mondo contemporaneo.

S. Ignazio di Loyola (festa il 31 luglio) nato il Spagna nel 1491, era esponente di una famiglia di nobili cavalieri al servizio militare del Re.

Nella sua giovinezza conobbe molte vicissitudini (restò orfano, venne affidato ad altra nobile famiglia, che però venne marginalizzata e perse poteri e ricchezze) e finì per diventare a tempo pieno militare al servizio del viceré di Navarra. Si distinse per le sue doti, fino a quando la sua carriera militare ebbe termine per le gravi ferite riportate in una battaglia.

Durante la convalescenza cominciò a leggere e studiare, giungendo alla decisione di convertire la propria milizia al servizio di Dio.

Lunghe a alterne vicende di studio e pellegrinaggio lo portarono a Gerusalemme e a Roma, a Salamanca e a Parigi (per gli studi filosofici e teologici).

Il tutto ebbe culmine nella ordinazione sacerdotale e nel riconoscimento della sua “Compagnia di Gesù”. Non seguiamo più la biografia, ma limitiamoci a due brevi indicazioni.

Invenzione geniale della spiritualità ignaziana sono gli “Esercizi spirituali”.

In questo libro, S. Ignazio traccia un cammino di riflessione e meditazione che vuole guidare il cristiano a muoversi verso Dio. Si parte da momenti di distacco dalle cose che occupano e preoccupano, per chiedersi cosa Dio si aspetta dall’esercitante. Da qui, ovviamente, inizia dunque un esame accurato della propria vita, passata e presente per chiedersi quale ne sia il senso e quale siano i passi da compiere per riallineare la propria esistenza a ciò che Dio ha pensato per noi, tenendo come esempio e chiave di lettura la persona di Cristo.

E’ il “discernimento” spirituale che deve guidare la nostra vita e le nostre azioni in ogni campo, come ci ha sovente richiamato un grande gesuita quale il cardinale Martini.

Tale discernimento costituisce anche un richiamo alla coscienza che deve applicare i principi generali ai casi concreti e quotidiani, operando con intelligenza ed elasticità.

I Gesuiti, con la loro accurata distinzione tra i vari casi di cui si può ragionare, furono accusati di lassismo morale dai più intransigenti movimenti cristiani soprattutto del ‘600 (rappresentati anche da uomini di valore come Pascal), mentre, in effetti, mi pare che si possa e si debba apprezzare questo invito a farsi attenti esaminatori della realtà concreta e non della astratta regola.

Che poi potessero verificarsi esagerazioni lassiste è altra questione.

L’altro tratto distintivo che vorrei sottolineare nell’opera di Ignazio è ovviamente la costituzione della “Compagnia di Gesù”.

Tra i più famosi al mondo, conosciuto per il rigore negli studi (codificato in una celebre “Ratio studiorum” che costituisce un vero e proprio programma di lavoro da seguire in contenuti e metodi), di volta in volta esaltato e combattuto, sciolto e rinato, quello dei Gesuiti è un ordine che ha fatto storia in tutti i tempi e in tutte le latitudini.

Primi missionari nell’Estremo Oriente e in Cina, difensori degli Indios latino-americani dai soprusi dei colonizzatori, consiglieri e confessori di principi, ma anche assistenti nelle carceri e negli ospedali, fondatori di grandi collegi, ma anche di case per assistere le ex prostitute e le loro figlie.

Ancora oggi, i figli di S. Ignazio costituiscono una presenza rilevantissima al servizio della cultura, della evangelizzazione e della promozione della dignità dell’uomo. Superfluo ricordare che, per la prima volta dalla loro fondazione, con papa Francesco i Gesuiti hanno visto un loro confratello divenire Sommo Pontefice.

Santo d’agosto (si festeggia il giorno 8) è invece Domenico di Guzman.

Nato in Spagna attorno al 1170, compì studi regolari e divenne sacerdote.

Tiziano Vecellio, San Domenico di Guzmán, 1565 ca.

Fu posto al servizio di un vescovo ed ebbe modo di seguirlo in alcuni incarichi che lo portarono in Danimarca e nella Francia meridionale, dove era viva la eresia dei catari. Fu proprio in questa regione del sud francese che Domenico cominciò una sua intensa opera missionaria, combattendo l’eresia con gli strumenti della predicazione e dei colloqui, contrapponendosi a chi vedeva solo nella repressione violenta l’arma per sradicare gli eretici. Si convinse inoltre che l’esempio di una vita modesta, di umiltà e di preghiera, sarebbe stato un utile strumento di difesa della vera fede e cominciò a maturare l’idea di un nuovo ordine religioso. La definitiva approvazione dell’Ordine dei Frati Predicatori (il nome ufficiale dei domenicani) venne qualche anno dopo.

S.Domenico morì a Bologna, divenuta un po’ la sua città d’adozione, nel 1221.

Come sempre, una sottolineatura che segnali la specificità della vicenda di Domenico e del suo insegnamento.

Il suo Ordine, come detto, si chiama dei Predicatori: perché è con lo studio, l’esempio e la parola che Domenico ritiene occorra testimoniare contro gli errori e le eresie.

E’ importante segnalarlo con forza, perché ai domenicani fu spesso affidato il compito di inquisitore, con il carico di pregiudizio negativo che una storiografia spesso sbilanciata (soprattutto dall’illuminismo in poi) ha associato a questa parola. E’ noto che la Inquisizione di cui spesso si straparla è soprattutto quella spagnola (statale, non ecclesiale), così come è ovvio che comunque la storia della Chiesa in questo campo non è esente da comportamenti che tutto possono definirsi meno che cristiani.

Ma così come è bene non prendere per buono tutto quanto passa la narrazione più diffusa, altrettanto opportuno è prendere nota della intuizione di San Domenico, davvero in anticipo sui tempi: studiare e predicare, confrontarsi con la Parola di Dio e la cultura sono i metodi per lottare contro gli errori, insieme ad uno stile di vita cristiano autentico, sobrio e rigoroso. Per questo i Domenicani divennero tra i più colti esponenti della chiesa, portando nelle loro scuole (comunemente chiamati “Studi”) una profondità e una ampiezza di visione che consentirono una elaborazione culturale di altissimo livello (non a caso, colui che viene considerato il più grande esempio di filosofia e teologia cristiana della tradizione occidentale, S. Tommaso d’Aquino, era un frate domenicano).

Secoli dopo, la presenza di studiosi domenicani al Concilio vaticano II fu fondamentale per l’opera di rinnovamento che ne scaturì: basti pensare a nomi come quelli di p. Congar e p. Chenu.

Nota finale. Tutto quanto detto non deve far dimenticare che l’Ordine svolse una copiosa attività caritativa e missionaria e che la vita spirituale è intensissima, con una particolare attenzione alla preghiera del Rosario, che secondo il racconto, la Madonna avrebbe personalmente consegnato come indicazione di devozione a San Domenico, in risposta ad una sua richiesta circa i mezzi per combattere la eresia senza utilizzare la violenza.