I Sassi di Matera: Cristo è arrivato sin qui

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“Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’inferno di Dante, in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto”.

Città della pietra, scavata nella roccia e abitata sin dal Paleolitico. Cuore e simbolo della antica civiltà contadina di Basilicata e Lucania. Pittoresco presepe che la sera si accende di tante piccole luci. Si presenta così, oggi, il paesaggio dei Sassi di Matera, quell’agglomerato di case incassate nel tufo che nel suo ‘Cristo si è fermato a Eboli’ Carlo Levi descrisse come uno scorcio da Divina Commedia. I labirinti sotterranei della città ipogea e gli eleganti palazzi cinquecenteschi dell’insediamento abbarbicato sui sassi Caveoso e Barisano, ai fianchi dello stretto vallone del fiume Gravina, costituiscono un pittoresco insediamento umano, in grado di attraversare secoli di storia mantenendo intatta la propria particolarissima conformazione, inserita armonicamente nel paesaggio naturale. Dal 2006 i sassi sono iscritti tra i siti patrimonio dell’umanità Unesco, insieme al parco delle chiese rupestri del monte Murgia.

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Proclamata capitale europea della cultura per il 2019, sede di un prestigioso museo della scultura contemporanea (il Musma), che si trova proprio all’interno di una grotta del centro storico, la città Matera porta scolpiti nelle proprie pietre i segni di millenni di storia. Una storia che si snoda tra oriente e occidente, dai monasteri scavati nella roccia alla civitas normanna, fino ad arrivare al sovraffollamento e al degrado della prima metà del Novecento. Una vera e propria emergenza sanitaria che proprio il romanzo di Carlo Levi contribuì a denunciare e che portò in seguito, nel 1952, alla legge speciale per lo sfollamento dei sassi, costringendo gran parte dei cittadini ad abbandonare la propria abitazione e a trasferirsi nei nuovi quartieri predisposti ad ampliamento della città.

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Eppure questo paesaggio, seppur plasmato da una storia millenaria, rappresenta ancora un luogo senza tempo. O meglio, fuori dal tempo. Ed è forse questa sua caratteristica a renderlo un set cinematografico particolarmente efficace ed apprezzato, oggi come in passato. Amato particolarmente, per esempio, da un grandissimo del cinema come Francesco Rosi, che tra i Sassi ha girato non solo l’omonimo lungometraggio del 1979 (con Gian Maria Volonté) tratto dal romanzo di Carlo Levi, ma anche ‘C’era una volta’ (1967, con Sophia Loren) e ‘Tre fratelli’ (1981). L’elenco dei film girati in questi luoghi è davvero lunghissimo, spazia da Roberto Rossellini e i Fratelli Taviani fino a James Bond e al remake di Ben Hur in uscita l’anno prossimo. Dalle storie ambientate in un Meridione contadino ed ancestrale alla rappresentazione di vicende bibliche che proprio da questi luoghi lanciano un messaggio di redenzione.

Dal Vangelo secondo Matteo di Pierpaolo Pasolini (1964)

Se infatti a inizio Novecento il mondo ‘civilizzato’ si fermava là dove terminavano strada e ferrovia, e la terra di Basilicata e Lucania si apriva come un universo atavico,  “dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà”, proprio l’ambiente aspro e assolato, dantesco e senza scampo, dei Sassi di Matera costituisce lo scenario ideale per raccontare, cinematograficamente, la vicenda di Gesù Cristo, il suo passaggio attraverso l’umanità e la sofferenza così come narrato nei Vangeli e nei testi religiosi. Interpretandolo secondo la propria sensibilità, registica e umana. E allora, ecco materializzarsi tra i Sassi di Matera ‘Il Vangelo secondo Matteo’ e ‘La Passione di Cristo’. Pier Paolo Pasolini e Mel Gibson, quarant’anni di distanza tra l’uno e l’altro. Due film  di ispirazione diversissima, dallo stile diametralmente opposto. Controversi, ciascuno a suo modo. Entrambi, senza dubbio, di grande impatto. Su uno sfondo di pietra e sassi, che minaccia di assorbire il tempo e la storia, si staglia la figura di Gesù Cristo. Dopo un sosta a Eboli, è arrivato a Matera.

Francesca Radaelli

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