Il cantafiabe

  •  
  •  
  •  
di Eleonora Duranti

Vasilij Kandinskij è, sicuramente, uno tra i maggiori esponenti dell’Astrattismo del Primo Novecento. A suo avviso, l’Arte deve esprimere l’interiorità, l’intimità, la sensibilità dell’individuo. Non imitare la Natura. O essere una, mediocre, copia di Essa. La Musica è, secondo lui, la chiave per accedere alle vie dello spirito… Per apprezzare al meglio, quindi, la magia del suo dipinto “Coppia a cavallo”, conviene, forse, andare alla ricerca di un suonatore di domra o di balalaica e dare briglia sciolta alla fantasia…

“Care bambine e cari bambini”…

Mmm… Troppo confidenziale…

“C’era una volta”…

No… Troppo scontato…

“In un paese lontano lontano”…

No… No… No… Troppo… Troppo ridondante…

Che diamine, chi l’avrebbe mai immaginato che il mestiere di cantafiabe fosse così difficile?!

Mi sono sempre reputato bravino a inventare storie… Certo, non che mi considerassi il migliore sulla piazza, ma…

Guardatemi adesso! Non so nemmeno da che parte cominciare!

E ci farei una grassa risata, se solo il mio ego non se ne sentisse tanto mortificato…

Povero me…

Chissà quanto dovrò faticare, ora, per convincerlo a ridarsi un tono!

Non che non lo capisca… Il mio incipit non è stato quello che potrebbe definirsi un exploit… Inoltre, se è vero che la prima impressione è l’unica a contare, allora posso depennare dalla mia lista anche la carriera di cantafiabe…

È da qualche tempo, infatti, che tengo un fogliettino, nell’ultimo cassetto della mia scrivania… Vi appunto tutti i lavori che mi piacerebbe fare…

Il mese scorso, per esempio, mi ero focalizzato sull’Astrattismo e volevo diventare pittore! Adoro andare per musei, perciò… “Perché no?”, mi son detto… Perché non circondarmi di colori, tavolozze e pennelli?

Ero così soddisfatto dei miei risultati che, subito, li ho mostrati a un intenditore. Lui, però, con quella sua aria snob e quel suo baffo all’insù, mi ha… Come dire… Liquidato in una manciata di minuti.

Una settimana più tardi, allora, mi sono cimentato nel Teatro… Ho un debole per Shakespeare… Ma, non appena sono salito sul palcoscenico, davanti a tutte quelle file di spettatori pronti a giudicarmi e sbeffeggiarmi, sono venuto meno e mi sono accasciato al suolo come una mela cotta!

Confesso di non aver messo piede fuori casa per giorni, tanto mi vergognavo…

“Tutti, in città, staranno ridendo di me…”, mi ripetevo… “Mosca va pazza per simili aneddoti!”…

Ieri, invece, superato l’imbarazzo e annoiato dalla mia clausura, mi sono recato da mio cugino Boris, il pasticciere… Ha aperto da poco un cafè in stile francese e sembra che stia riscontrando un discreto successo, soprattutto tra le signorine perbene…

Così, mi sono offerto di aiutarlo improvvisandomi maître de salle…

Stava procedendo tutto a gonfie vele, quando è entrata una matrona agghindata da zarina, con un enorme gatto tra le braccia.

Destino vuole che io sia allergico al pelo felino…

Destino crudele, sì…

Non sono riuscito ad allontanarmi di un centimetro, che ho iniziato a starnutire come un disgraziato, interrompendo il violinista all’angolo “Intrattenimento” e rovinando l’intera atmosfera chic!

Me la sono data a gambe levate, il naso rosso, gli occhi febbricitanti e il volto paonazzo.

Mi sono rifugiato da mia cognata Fedora, nascondendomi nella stanza dei bambini. Tra i bambini. Sasha e Vanya si stavano strappando dalle mani una specie di locandina e si rincorrevano sul tappetino come forsennati.

“Zio Igor’, Zio Igor’!” Mi sono venuti incontro e mi hanno letteralmente ancorato alla parete, sventolandomi in faccia la locandina. “Dicci cosa vedi… Dicci chi sono questi due personaggi…”

Lo confesso, avrei tanto desiderato sparire… Tuttavia, amo i miei nipoti…

Ho tirato, perciò, un respiro profondo e mi sono concentrato sul cartoncino. L’immagine era un insieme di puntini; sullo sfondo, cupole e guglie si confondevano con le chiome degli alberi e le rotondità delle nuvole, mentre, in primo piano, una coppietta a cavallo seguiva un corso d’acqua…

Era un quadro incantevole, da favola…

E mi ispirava.

Mi sono messo seduto sul pavimento, composto come un capo sioux, e mi sono schiarito la voce.

Dopodiché, ho cominciato a raccontare.

[Vasilij Kandinskij, Coppia a cavallo, 1906-1907. Olio su tela, 55×50,5 cm. Monaco, Städtische Galerie im Lenbachhaus.]