Il compleanno del Papa

di Luigi Losa

Papa Francesco compie 80 anni e, come ho si è avuto modo di leggere in questi giorni, l’impressione che il primo a non curarsene più di tanto sia sicuramente lui.

Dal giorno della sua elezione, il 13 marzo di tre anni fa, infatti quest’uomo non ha mai finito di stupire il mondo intero, al contrario anzi sorprendendolo proprio con la sua semplicità, il modo diretto di affrontare qualsiasi situazione, non mettendo mai la sua persona e quel che rappresenta al primo posto, davanti a tutto e tutti, ma al contrario rivelandosi, proponendosi, offrendosi con tutta la sua umanità, fatta anche di dubbi ed errori, di manchevolezze e difficoltà anche fisiche.

Volendo, più che dovendo, parlare di un compleanno è quasi naturale soffermarsi, paradossalmente, proprio sulla figura umana più che su quella di capo spirituale della Chiesa cattolica, in altri termini l’istituzione.

Già la scelta del nome, Francesco, il poverello di Assisi come lui stesso ebbe modo di precisare subito spazzando via altre attribuzioni a santi della storia cristiana, e di cui si è parlato tanto e spesso, ha dato immediatamente la misura di che ruolo il vescovo argentino di origini italiane, venuto dalla ‘fine del mondo’ (definizione quasi apocalittica ma proprio per questo volutamente evocata) intendesse dare alla missione che i cardinali ma anzitutto lo Spirito Santo gli avevano affidato: annunciare e dare corpo e anima al Vangelo di quel Gesù che è via, verità e vita.

E papa Francesco ogni giorno non solo racconta, ricorda, rilegge ma mette in pratica, come dovrebbe essere la norma, la regola, l’abitudine di ogni cristiano, il Vangelo.

Non ponendosi limiti, non fermandosi davanti a niente e nessuno ma rifacendosi sempre e in ogni caso a quel che Gesù ha fatto e ha detto. In questo mi ha fatto tornare spesso in mente quel che don Virginio Pontiggia ebbe a raccontarmi dopo la morte del cardinale Carlo Maria Martini di cui è stato per diversi anni segretario. L’arcivescovo di Milano risalendo in auto dopo qualche incontro o riunione in cui aveva dovuto affrontare situazioni complesse, controverse, delicate, difficili e che trasparivano dal suo stesso volto, sedeva in silenzio, recuperava la Bibbia, la sfogliava sino a trovare la pagina giusta e dopo averla letta quasi sussurrava ‘ho trovato la soluzione’.

Non so se è perchè anche papa Francesco è un gesuita come Martini ma il suo modo di agire pare essere il medesimo: riferirsi sempre alla Parola di Dio, trarne la forza e l’ispirazione, lasciarsene guidare, farne tesoro e bagaglio per affrontare quel che vita di ogni giorno pone dinanzi ad ogni uomo, potente o ‘ultimo’ che sia. Perchè la vita dell’uno e dell’altro è in fondo la stessa in quanto a origine e fine e quel tempo che gli è dato di esistere è in fondo una ricerca del modo migliore di trascorrerlo, è la ricerca, il desiderio di felicità. Quella ‘vita buona’ di cui spesso e volentieri ci parla e riparla anche l’arcivescovo Angelo Scola e alla quale richiama anche tutti noi a lavorare, collaborare, aiutare, impegnarsi a rendere possibile.

Davanti ad una sorta di paradossale fuga collettiva dalla realtà che pare vedere impegnata l’umanità, a partire da quella più intelligente, evoluta, progredita, emancipata al punto da annullare la sua stessa natura, papa Francesco con un cuore e una mente straordinariamente giovani, più di tanti giovani anagrafici, al punto che anche il suo corpo pare alimentarsene, quasi ‘trasfigurarsi’, ci riporta quotidianamente con i piedi per terra. Lui, che dovrebbe per antonomasia portarci e parlarci di cielo, ci indica come vivere quei giorni, quei mesi, quegli anni che il Signore ci dona proprio per prepararci all’incontro definitivo con l’eternità.

Un solo esempio, il più recente e attuale, della concretezza con la quale papa Francesco vive e annuncia il Vangelo: la lettera che ha scritto direttamente a Bashar al-Assad, il presidente di quella Siria epicentro della ‘terza guerra mondiale a pezzi’ per chiedergli, a fronte di massacri e orrori cui peraltro il mondo assiste quasi indifferente, sicuramente impotente, una cosa sola, la pace.

 

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