Il desiderio di dare una mano

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La Redazione
Desideriamo condividere la lettera indirizzata alla Caritas di Monza e pubblicata sulla sua pagina di FB.  Lo scritto  interpella le nostre coscienze. Abbiamo inoltre pubblicato la riflessione di un operatore di Caritas di Monza che ha ricevuto la mail.
 
Buongiorno,
Vi scrivo per esporvi una questione e chiedere un vostro aiuto.
 
Sono una ragazza che ha studiato all’Università di Monza. Lungo la strada che mi trovavo a fare quotidianamente ho avuto l’occasione di conoscere un ragazzo del Bangladesh che vende rose ad un semaforo di Monza.
 
Abbiamo cercato di conversare, ma è spesso difficile per la barriera linguistica e non sono stata molto in grado né di aiutarlo, né di ottenere informazioni su di lui. Le uniche cose che sono riuscita a capire di lui sono che abita a Monza insieme ad altri ragazzi del Bangladesh, che ha il permesso di soggiorno e che, prima del lockdown, stava facendo un corso di italiano per stranieri.
 
Mi piacerebbe essergli di aiuto anche solo banalmente, a scrivere meglio il curriculum o a metterlo in contatto con la vostra realtà, in modo che sappia a chi rivolgersi in caso di necessità.
 
Mi chiedevo quindi se fosse possibile organizzare un incontro con voi, me e con questo ragazzo per inserirlo nella vostra rete. Sarebbe ottimo se ci fosse la possibilità di avere un mediatore che parla Bengalese.
 
Vi ringrazio per l’attenzione e la disponibilità.
Rimango in attesa di vostre notizie.
Lettera firmata
 
La risposta di un operatore:

Abbiamo deciso di condividerla per la sua genuina generosità. – scrivono sulla pagina FB gli operatori della Caritas di Monza –. La paura per l’altro, per lo straniero, non sempre vince. In questo caso il desiderio di capire, poter essere d’aiuto ha prevalso ed ha costruito una relazione che ha superato le difficoltà di lingua, di abitudini e di tempi.

Azzardiamo un paragone ardito: vorremmo rileggere questa storia alla luce della parabola del buon samaritano. C’è un che percorre la via della vita in mezzo a tante difficoltà e si ritrova a vendere rose ad un semaforo; c’è una ragazza che percorre una strada (in questo caso non da Gerusalemme a Gerico ma da casa a Monza) per andare a studiare, a Monza non ci sono tante università, pensiamo sia il distaccamento di medicina di Milano Bicocca e, passandogli accanto, lo vede,  gli presta le prime cure parlando con lui e poi lo segnala alla Caritas (bello pensare a Caritas come ad una locanda, un rifugio sicuro) perché sia possibile una continuità e una costanza nell’accompagnamento.

Vorremmo concludere con le stesse parole che Gesù disse al dottore della legge che lo interrogava: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso.”