“Il Ditale”, RiCucire tessuti per recuperare professionalità femminile

il ditale01Al civico 35 di Via D’Annunzio a Monza, proprio dove un vialone di scorrimento lascia spazio ad una graziosa piazzetta alberata, al terzo piano del Centro Civico D’Annunzio, dallo scorso aprile, 24 donne di varie etnie ed età hanno dato vita -ogni lunedì, mercoledì e venerdì mattina- ai laboratori di sartoria creativa “Il Ditale”. Pochi metri quadrati di aula sono diventati il teatro di un ambizioso esperimento di recupero tanto di tessuti, altrimenti destinati al macero, quanto di professionalità e competenze femminili altrimenti costrette a rimanere inespresse.
Un progetto innovativo per combattere la discriminazione femminile promuovendo l’integrazione.  Approcciare le protagoniste di questa piccola rivoluzione non è facile.
Oggi è un giorno particolare. Il laboratorio è aperto al pubblico. Qualcosa è ancora da finire, uno spillo ancora da togliere e un punto ancora da dare prima che le migliori creazioni realizzate dalle partecipanti nei mesi scorsi vengano messe in mostra. Si muovono veloci queste donne appassionate, districandosi a meraviglia tra macchine da cucire e manichini. Nelle mani portano scampoli di tessuti, aghi e ditali. Meglio aspettare che le acque si calmino e guardare nel frattempo la mostra “Monza: Sguardi di Donna” realizzata da Spazio Colore, centro d’incontro per donne italiane e straniere, parte del progetto Nuovo Millenio creatura voluta da Don Augusto Panzeri, responsabile Caritas Monza.

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Gli scatti della mostra, che rallegrano le pareti di questo stanzone color pastello, raccontano di una città nuova, multiculturale, sempre aperta all’incontro con le altre culture che ne delineano i confini e ne stabiliscono nuovi equilibri. Un po’ come l’aria che si respira qui oggi al laboratorio: l’atmosfera è quella di una festa di fine anno. Al piacere di vedersi e stare insieme si mescola la nostalgia e il dispiacere del pensiero che qualcosa di bello sta per concludersi. Alcune signore in chador mostrano soddisfatte i propri lavori, altre approfittano di questo tempo per cucire ancora un po’ e rattoppare una giacca o trasformare una camicia in una gonna o in una borsa.
Finalmente riesco a scambiare quattro chiacchere con una delle protagoniste di questo laboratorio. Mi chiede se sono riuscita a gustare una fetta di torta e subito ci tiene a precisare che tutti i dolci sono stati realizzati dalle ragazze della comunità Albachiara, centro educativo che dà alloggio ad adolescenti provenienti da situazioni familiari fragili, anch’esso nato da una costola della Caritas Monza.

Mi racconta dei tanti progetti portati avanti con determinazione ed entusiasmo da Don Augusto e dai volontari della Caritas: mi parla del nido multietnico Bimbi Insieme nato per accogliere i bambini di famiglie di culture diverse ma anche pensato per favorire rapporti di buon vicinato tra famiglie italiane e straniere. Il discorso cade infine sui laboratori sartoriali “Il Ditale” promossi dalla Fondazione Monza insieme , in partenariato con ad Associazioni IRENE, Associazione Volontari Caritas Monza e con il supporto del Comune di Monza. L’iniziativa è stata cofinanziata dalla Fondazione della Comunità di Monza e Brianza onlus.

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Questi spazi di educazione al cambiamento nascono come sviluppo a livello locale del progetto europeo “reMade and reLive” realizzato da Associazione IRENE in partenariato con sei associazioni internazionali. Il progetto è stato creato per offrire a donne in condizioni di svantaggio sociale o vittime di violenze una formazione informale attraverso -appunto- l’attivazione di laboratori sartoriali di riciclo di materiale tessile. Stessa logica che ispira la realizzazione dei Laboratori di sartoria creativa “il Ditale”. Anche qui donne italiane e straniere, cattoliche, musulmane e di ogni credo e razza, insieme affrontano un percorso di manualità e creatività artigianale quale viatico di inclusione sociale e strumento per trasferire competenze socialmente utili e sostenibili. Donne unite dalle difficoltà ma anche dalla voglia di cambiamento che in questi percorsi-pensati per incoraggiare la riflessione, la conoscenza, il rispetto di sé ed il confronto- combattono la discriminazione creando un circolo virtuoso le cui implicazioni si riflettono nella dimensione privata delle loro famiglie, di cui sono spesso perno affettivo e punto di riferimento educativo.

In una società multietnica come la nostra, lavorare sulla cultura delle donne significa riconoscerne il ruolo centrale nella comunità, nelle famiglie e nel lavoro. In un momento in cui parlare di pace non è mai stato così difficile, esperienze come “Il Ditale”, danno concretezza alle parole espresse in questi giorni da Papa Francesco in visita, per la prima volta in Africa, sono occasione per una riflessione ulteriore sull’importanza della lotta alla povertà e al disagio sociale per la promozione di pace.

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“L’esperienza” ha detto Papa Bergoglio nel discorso indirizzato al Presidente della Repubblica del Kenya e alle autorità del Paese “dimostra che la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione. La lotta contro questi nemici della pace e della prosperità – ha poi continuato il pontefice– dev’essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici che hanno ispirato la nascita della Nazione e ne danno coerente testimonianza”.
Dire pace non è sufficiente. Pace non è un concetto da evocare solo nei grandi consessi politici o a cui appellarsi nei momenti di maggiore criticità e terrore.
La pace va promossa quotidianamente coinvolgendo, oggi più che mai, le donne e la loro professionalità, troppo spesso inespressa, sottovalutata e per questo causa di esclusione e povertà. Promuovere la pace significa dunque anche attivare laboratori sartoriali per donne disagiate: accogliere esperienze e storie di persone alla ricerca di dialogo ed empatia. Perchè pace è coltivare le persone, recuperarne professionalità e competenze per ridare loro fiducia in sè stesse. Ricucire strappi di stoffe e dell’anima.

Sostenere i laboratori sartoriali creativi de “Il Ditale” è possibile partecipando alla campagna di crowdfunding al sito http://buonacausa.org/cause/laboratoriosartorialedonne

Valentina Marchioni 
Associazione Irene

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