Il Dono che dà Vita

di Roberto Dominici

Esattamente cinquant’anni fa il 3 dicembre 1967, fu eseguito Il primo trapianto di cuore umano al mondo, dal chirurgo sudafricano Christiaan Barnard all’ospedale Groote Schuur di Città del Capo, su Louis Washkansky, di 55 anni, che soffriva di diabete e di una grave malattia cardiaca. La donatrice fu una ragazza di 25 anni, Denise Darvall, morta in seguito a un incidente stradale.

La sensazionale notizia fece il giro del mondo in poche ore: Barnard diventò l’uomo del momento. Dopo l’entusiasmo iniziale, il problema del trapianto diventò l’eventuale rigetto. Dopo una settimana in cui le condizioni di Washkansky sembrarono buone, il 9 dicembre i globuli bianchi nel sangue diminuirono, il 15 la diagnosi: polmonite bilaterale, indotta dai farmaci immunosoppressivi che stava assumendo il paziente. Tra il 16 e il 20 dicembre le condizioni di Washkansky divennero gravissime, la polmonite non è guaribile. La notte del 21 dicembre 1967 Washkansky morì, diciotto giorni dopo il trapianto.


Nonostante il primo paziente con il cuore di un altro essere umano sia sopravvissuto poco più di due settimane, l’operazione di Barnard costituisce una pietra miliare per la chirurgia. Barnard in pochissimo tempo diventa una stella internazionale, ed è celebrato in tutto il mondo. Il 2 gennaio 1968 lo stesso professor Barnard eseguì il secondo trapianto cardiaco sul dentista Philip Bleiberg, che visse con il cuore nuovo per 19 mesi. Nello stesso anno iniziò il programma clinico a Standford per la ricerca sui trapianti di cuore, mentre è del 1972 l’introduzione della biopsia endocardica per il monitoraggio del rigetto acuto.

Un altro trapianto di cuore è stato effettuato nel 1975 e, nel 1980, viene introdotta la ciclosporina come farmaco antirigetto.  Da allora la chirurgia dei trapianti ha compiuto tecnicamente passi da gigante ed oggi si definisce come una sicura ed insostituibile opportunità terapeutica capace di risolvere positivamente oggettive situazioni di pericolo e di danno per la vita o per la validità individuale, non altrimenti e non altrettanto efficacemente trattabili come affermato dal Consiglio Nazionale di Bioetica in merito alla donazione di organo ai fini di trapianto, (1991).


I recenti progressi fatti dalla scienza medica permettono di garantire ai pazienti condizioni di sopravvivenza e di qualità di vita insospettate solo pochi decenni fa. A tale proposito i trapianti d’organo rappresentano oggi una terapia sostitutiva per un numero crescente di patologie ad evoluzione sfavorevole del rene, cuore, fegato, polmone, pancreas ed intestino. Il problema che oggi si pone drammaticamente a proposito di trapianti è la scarsa disponibilità di organi rispetto al numero di pazienti in lista.

Rimane nei miei ricordi in maniera indelebile il gesto di amore compiuto dai genitori di Nicholas Green il bambino di 7 anni vittima di un barbaro omicidio, i cui genitori autorizzarono il prelievo e la donazione degli organi. Per me rappresenta anche un ricordo professionale, in quanto allora nel 1994, lavoravo presso l’Istituto di Patologia Generale dell’Università di Palermo, sede in cui si valutò la compatibilità tissutale immunologica di Nicholas con diversi potenziali riceventi: ne beneficiarono sette italiani, di cui quattro adolescenti e un adulto, mentre altri due riceventi riacquistarono la vista grazie al trapianto delle cornee.

L’evento fece molto scalpore perché all’epoca la donazione degli organi non era una prassi comune in Italia, e questo gesto contribuì a far aumentare gli episodi di donazione di organi in tutto il Paese. I genitori di Nicholas, in seguito alla tragica perdita del figlio, sono diventati attivi sostenitori della donazione di organi, promuovendo numerose iniziative in tal senso.  Nel 2017 si rileva un trend positivo dell’attività di donazione; nel 2016 i donatori utilizzati sono stati 1298, nei primi 6 mesi di quest’anno salgono a 1518, che in termini di donatori per milione di persone vuol dire passare da 21,4 per milione di persone (pmp) a 25 pmp, con un incremento di 3,6 donatori utilizzati per milione di persone, anche in questo caso il dato più alto di crescita dal 2002 ad oggi.

Effetto dell’aumento delle donazioni è ovviamente il conseguente incremento del numero di trapianti da donatore cadavere, che, passano dai 3411 del 2016 ai 3809 del 1° semestre 2017, con un aumento dell’ 11,7%.

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