Il futuro dell’informazione

di Giacomo Orlandini

La provocazione dell’arcivescovo Delpini ai giornalisti di domani

Il 26 Gennaio l’arcivescovo Mario Delpini ha parlato ai giornalisti nell’incontro annuale, organizzato dall’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Milano, in occasione della memoria liturgica del loro santo patrono: Francesco di Sales. L’incontro aveva per tema il futuro dell’informazione.Calo di lettori (poca propensione alla lettura) e bassa professionalità nell’informazione sono tra le cause della crisi della carta stampata.

Oggi l’informazione editoriale risente della generale sfiducia nei confronti delle istituzioni e il pubblico, in grande maggioranza giovani, si documenta sui social. Ma le fake news stanno tanto sulla rete quanto nei mezzi tradizionali. Talvolta il giornalista si abbevera a fonti di parte senza controllarne l’attendibilità. Le informazioni che tendono a identificare un nemico, come quelle che individuano nei profughi il capro espiatorio di tutti i mali d’Europa, sono deboli e colpevoli. Esse non sono una lettura della realtà e non aiutano a comprenderla.

Per Delpini serve un giornalismo che favorisca l’intesa invece che la contrapposizione. Serve un vero giornalismo di pace. Nel “buon giornalismo” è necessario esporsi, difendere il bene comune. In tal senso la sfida è passare dall’essere semplicemente informazione all’essere provocazione, costringendo il lettore a prendere posizione di fronte alle ingiustizie e a ricercare possibilità di rimedio.

Rivolgendosi ai giovani, l’Arcivescovo li ha poi invitati a prendere iniziativa di fronte alle difficoltà del mondo del lavoro, che resta un dramma del nostro tempo. «La politica italiana deve preoccuparsi di dare lavoro ai giovani, ma bisogna anche che uno si dia da fare personalmente – ha detto – i giovani non devono illudersi che finiti gli studi troveranno subito una scrivania dove comporre il loro miglior articolo. Bisogna essere discreti e determinati. Credere nelle proprie risorse e individuare con genialità come metterle a frutto. Cercate voi di cambiare questo mondo». 

Infine l’Arcivescovo ha lanciato una provocazione: l’Italia ha saputo farsi apprezzare per la qualità e la cura dei propri prodotti, alcuni sono noti nel mondo, altri, come per esempio il giornalismo, non risultano così evidenti. “Perché non inventare un giornalismo Made in Italy che abbia un marchio di prestigio?”

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