Il Governo del libero scambio

di Marco Riboldi

Si chiama pochade la commedia brillante e un po’ maliziosa che, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ha portato sulle scene molte opere divertenti, tra cui quella forse più famosa  é “L’albergo del libero scambio” di Feydeau.

Il nostro governo del cambiamento sta brillantemente ritornando a questa tradizione teatrale,senza la divertente malizia caratteristica dell’autore francese e dei suoi colleghi, ma con  capacità  simili di creare confusione tra personaggi, ruoli e situazioni.

Se la commedia di Feydeau funzionava proprio su equivoci, scambi di camera d’hotel tra protagonisti, confusione di ruoli, il nostro governo pare tentare una imitazione.

Abbiamo un Presidente del Consiglio che, dopo il clamoroso esordio della richiesta di autorizzazione dell’on. Di Maio  prima di parlare alla Camera dei Deputati (vi ricordate quell’imbarazzante ”questo posso dirlo?” durante il discorso per la fiducia?), é via via sparito, lasciando la scena  ai due  dioscuri del “cambiamento”,  quelli che definirei gli “invece premier”.

Vero è che partecipa ai vertici internazionali, sfoggiando il suo inglese fluente che gli consente di parlare a tu per tu con gli altri  capi di stato e di governo.

Quindi abbiamo  capito: il prof. Conte è il traduttore autorizzato del pensiero degli on. Di Maio e Salvini. Un po’ pochino per uno che prima faceva il professore universitario di diritto: direi che ci si poteva aspettare di più.

I due “invece premier”, da parte loro, recitano parti da protagonista.

Certo, il copione con cui si erano presentati agli elettori era diverso: Salvini stava nel centro destra, con Berlusconi, l’altro tuonava un giorno sì e l’altro pure  contro questa vecchia politica, con parte della quale si è prontamente alleato con la foglia di fico del contratto di governo, che  altro non è che la giustapposizione di desideri talvolta paralleli, talaltra divergenti.

La vicenda della legge di bilancio, con la richiesta di trovare soldi per progetti molto disparati (flat tax per  le imprese del nord, reddito di cittadinanza per il sud) rende evidente che  questo libro dei sogni sta mostrando i suoi limiti.

Anche la  energica azione di Salvini sui migranti ha innervosito non poco almeno parte del movimento di Grillo e Casaleggio (che davvero sia Di Maio il capo politico di un qualsiasi movimento politico é cosa che appartiene alla fantascienza).

In attesa del ritorno in patria dell’itinerante idolo delle masse Di Battista, come in ogni commedia che si rispetti non mancano i comprimari.

In genere, nella commedia  i comprimari sono personaggi brillanti, capaci di suscitare emozioni varie, dalla commozione al divertimento, in appoggio ai protagonisti.  Qui abbiamo alcuni comprimari irresistibili.

Il ministro Toninelli per esempio fa la parte di quello capitato in scena  per caso e ancora  disorientato, non sapendo bene che fare. Nel frattempo colleziona interventi fuori tempo e spesso fuori luogo.

Il ministro Fontana sta specializzandosi in dichiarazioni che vengono immediatamente commentate dai suoi colleghi con gelidi “non fa parte del programma di governo”, per evitare imbarazzi.

Altri emergono ogni tanto dal retroscena in cui vengono confinati dal debordare  dei due protagonisti e per conquistare un po’ di spazio si esibiscono in interventi  tanto roboanti quanto di  improbabile  attuazione.

In tutto questo, la produzione di proposte legislative e di decreti é  piuttosto scarsa.

Leggo le statistiche sui primi 100 giorni: 16 sedute  del Consiglio dei Ministri, con una durata media di 52 minuti a seduta. (cinquantadue minuti! Dura di più una riunione di consiglio di classe alla scuola media), 6 decreti legge (di cui 4 convertiti in legge dal Parlamento).

In compenso un profluvio di dichiarazioni, interventi televisivi (per lo più in assenza di contraddittorio), messaggi sui più disparati strumenti mediatici e così via.

Al momento di scrivere questo intervento si può assistere alla rappresentazione intitolata “legge di bilancio”, con il suo prologo, il cosiddetto DEF, e le relative scene riguardanti il reddito di cittadinanza, la riforma della legge Fornero, la flat tax ecc.

Siamo in tutto all’interno della commedia degli equivoci, con notizie e proclami, retromarcia e assicurazioni, mirabolanti  colpi di scena che durano lo spazio di  un mattino.

Scena clou la surreale apparizione al balcone di Palazzo Chigi dei trionfanti fautori dell’indebitamento al 2,4% per tre anni (poi, fedeli al sempre proclamato cambiamento, prontamente cambiato… e ancora non è finita).

Che dire? Il tutto sarebbe anche divertente, come ogni pochade che si rispetti, se non fosse che  il costo del biglietto per questa commedia rischia di essere davvero alto, soprattutto, ma non solo,  in termini economici.

La nostra democrazia è una gran cosa, ma deve reggere a colpi pesanti, assestati da una classe politica che  ha prospettive e visioni diverse da quelle cui la vita repubblicana, pur nelle differenti vedute politiche, ci ha abituati.

Alcuni modi di fare e di parlare sono anche modi di essere e incidono sulla vita associata, sottoposta alla tentazione di accettare la superficialità, lo scarso rispetto per le idee e le persone, il disprezzo per la competenza politica e la cultura.

Dopo di che, di salvatori della patria durati lo spazio di un mattino ne abbiamo visti tanti e anche questi  ultimi dovranno alla fine misurarsi con la realtà.

Speriamo che nel frattempo la pochade non si sia trasformata non dico in una tragedia, ma in una faccenda seria e pericolosa, della quale dovremmo chiedere conto anche a chi non ha saputo evitare tale deriva. E per non indurre in equivoci: mi riferisco, da convinto elettore di centro sinistra, al centro sinistra stesso, che non è stato capace di capire per tempo.

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