Il mondo non mi deve nulla

casadio-villoresi01di Isabella Procaccini

Il cuore di Rimini pulsa tranquillo in attesa dell’arrivo chiassoso dei turisti. Adelmo, un ladro stanco e sfortunato, nota una finestra aperta sulla facciata di una palazzina ricca e discreta. La tentazione è irresistibile e conduce l’uomo a trovarsi faccia a faccia con Lise, la stravagante padrona di casa. Nessuno dei due corrisponde al ruolo che dovrebbe ricoprire e, in una spirale di equivoci, eccessi e ironia, si sviluppa un rapporto strano, bizzarro ma allo stesso tempo complesso e intenso sul piano dei sentimenti. I due si trovano ad affrontare lo stesso momento della vita, quella forza inspiegabile chiamata “attrazione del vuoto”…

“Il mondo non mi deve nulla” sarà in scena al Teatro Manzoni di Monza dal 25 al 28 febbraio. Per l’occasione abbiamo intervistato i due attori protagonisti: Claudio Casadio e Pamela Villoresi.

1) Partiamo dal titolo: “Il mondo non mi deve nulla”. È un titolo importante, anche un po’ angosciante direi… quali sono le tematiche che emergono da questo spettacolo? E cos’è questa “attrazione del vuoto”?

CLAUDIO CASADIO:

“Il mondo non mi deve nulla” è quando, a un certo punto della vita, ti accorgi di aver preso di più di quello che hai dato. È una frase che dice Lise, il personaggio femminile di questa pièce di Massimo Carlotto, che è una croupier tedesca che ha vissuto nel lusso e in fugaci amori tutta la sua esistenza e non ha costruito niente. Quindi ha più preso dalla vita, che dato e si ritrova sola. Questo testo è l’incontro di due fallimenti: Lise ha fallito perché appunto a sessant’anni si trova sola, senza famiglia, con pochi soldi perché ha vissuto in un modo splendido, però non ha investito nulla sulla sua vita. Poi c’è Adelmo, il mio personaggio, un operaio cinquantenne che viene licenziato e si trova, come dice lui in una battuta molto bella, “in un tritatutto” perché è chiaro che essere licenziati a cinquant’anni è una cosa estremamente forte. Lui pensava di avere una vita ormai definita, di aver studiato, di aver lavorato, di andare in pensione…  Ha una compagna che non ama molto, però, insomma, voleva una vita normale e invece si ritrova con la disperazione di non sapere più cosa fare. Quindi comincia, per rabbia e sconforto, ad andare a rubacchiare; non è un delinquente, però comincia a scippare le valige alla stazione e a intrufolarsi in appartamenti di facile accesso. Un giorno vede una finestra aperta, vi si infila, incontra Lise e lo spettacolo entra nel vivo perché si basa sullo svolgimento del rapporto dei due: due fallimenti, due vite completamente diverse che si incontrano. Quindi il vuoto è ciò che a un certo punto l’esistenza ti può dare… viviamo, andiamo, corriamo poi c’è il momento in cui ti fermi e ti accorgi che magari non hai nulla intorno a te.

PAMELA VILLORESI:

Beh, partiamo dal mio personaggio: questa Lise, questa croupier tedesca, anzi austriaca  (Adelmo la chiama “la tedeschina”, ma in realtà è nata a Vienna). Una donna che ha vissuto nel lusso degli altri facendo la croupier nei casinò delle navi da crociera e che quindi è abituata a vincere in un mondo “ricco”. Per vivere di effimero non ha esitato a “fottere il prossimo”, come lei dice, e quindi il mondo non le deve nulla perché lei non ha mai fatto nulla per il mondo; però si ritrova, una volta sbarcata dai casinò, col fallimento più completo perché non ha debiti da riscuotere, non ha nessuno che le voglia bene e si ritrova sola come un cane. Nel momento in cui questo effimero si dissolve, si apre veramente l’abisso. È una donna così determinata da non riuscire a tornare indietro dai propri pensieri mentre il ladro Adelmo, che invece sembra un perdente perché è appena stato licenziato, è sfigato, non ha mai vissuto niente di affascinante e quindi, rispetto a Lise, sembra una nullità, alla fine si rivela un uomo che riesce a darsi una resurrezione, che riesce a darsi nuove opportunità, a girare pagina e a darsi un futuro. Credo che Lise sia anche un pochino metafora della nostro stato così rivolto all’effimero a tutti i costi, anche a danno dell’altro. Lo dimostra la nostra politica, lo dimostra la nostra società fatta di questo carrierismo assatanato fatto di “mors tua, vita mea” che indubbiamente ci lascia nel vuoto, in una deriva personale, oltre che sociale, perché poi, insomma, quando si passa la vita a fottere gli altri non c’è che il vuoto.

Lise e Adelmo
Lise e Adelmo

2) Come hai lavorato per interpretare il tuo personaggio?

C’è un po’ di Adelmo in CLAUDIO CASADIO?

Io sono molto contento perché Massimo Carlotto ha ambientato questa pièce a Rimini! Avevo già fatto con lui un’altra esperienza in teatro portando, con Giulio Scarpati “Oscura Immensità”, uno spettacolo tratto dal suo romanzo in cui interpretavo la parte di un romagnolo. Io sono romagnolo e da quell’esperienza è nata l’idea di scrivere una nuova pièce con un personaggio per me che fosse ambientata a Rimini. Io non ho la vita come Adelmo, nel senso che sono una persona che fa teatro, quindi sai, sempre piena di sogni, di obiettivi, di cose da raggiungere; però il mio carattere romagnolo si riconosce molto in quel personaggio perché noi siamo gente molto istintiva, forti, ma a volte anche molto disillusi, molto poetici. Quindi questo personaggio che è un misto di dolcezza, sensibilità e fragilità lo sento molto legato alla mia terra.

Claudio Casadio interpreta il ladro Adelmo
Claudio Casadio interpreta il ladro Adelmo

C’è un po’ di Lise in PAMELA VILLORESI?

Guarda, c’è un po’ della mia famiglia in Lise perché mi sono molto ispirata per questo personaggio a mia madre. È uno spettacolo che le ho dedicato visto che purtroppo è venuta a mancare proprio a luglio, quindi a metà delle repliche dell’anno scorso e quelle di quest’anno, e lei era tedesca di madre austriaca. Quindi, sia nell’accento con cui Lise parla che nel modo di muoversi con una certa eleganza ci vedo mia madre. Io non ricordo di avere mai visto mia madre in ciabatte o spettinata! Poi aveva un rigore, un autodisciplina e una dignità inossidabili e inossidabile era anche la sua testa dura e farle cambiare idea era un’impresa da astronauti! In questo senso anche Lise è un po’ così, quindi mi è venuto naturale ispirarmi a lei. Più che di me, e inevitabilmente anche in me ci sono tante cose che avrò preso da mia madre, c’è tanto della mia famiglia nel mio personaggio.

Pamela Villoresi interpreta l'ex croupier Lise
Pamela Villoresi interpreta l’ex croupier Lise

3) Invece sul palcoscenico cosa vedremo? So che la scenografia sarà un po’ particolare…

CLAUDIO CASADIO:

Lo spettacolo, con la regia di Francesco Zecca, è stato fatto anche con una chiave leggermente felliniana, soprattutto nelle proiezioni di Laura Riccioli che sono proiezioni molto affascinanti di una Rimini inventata, disegnate e messe in movimento, con cui a volte interagiamo. La scenografia è molto bella ed è di Gianluca Amodio e ricostruisce l’interno dell’appartamento di Lise che richiama un po’ l’interno delle navi da crociera in cui tutto è molto liberty.

PAMELA VILLORESI:

Siamo in una Rimini invernale, però volevamo una Rimini raccontata anche un po’ come una fiaba. Per cui il regista Francesco Zecca, che è molto giovane e molto bravo, ha chiamato Laura Riccioli, che è una straordinaria disegnatrice e ha fatto una serie di disegni animati che ci portano subito in una città fiabesca, in una dimensione di racconto perché c’è un richiamo immediato ai disegni di Fellini e di Tonino Guerra. Questa dimensione è molto piacevole e molto bella, devo dire che questi disegni sono un dato importante nello spettacolo.

il mondo non mi deve nulla miniatura

4) Perché vederlo?

CLAUDIO CASADIO:

Perché è un testo forte, in cui si parla di temi attuali come appunto il fallimento della vita, la vecchiaia che avanza, la solitudine, il fallimento economico… Quindi temi attuali, però  raccontati con una certa ilarità. Ho la fortuna di recitare con Pamela Villoresi, che è una bravissima attrice e con lei siamo riusciti a formare una coppia anche divertente. Siamo un po’ una “bella e la bestia” nel senso che lei è una donna molto raffinata, io faccio questo personaggio molto crudo, molto rozzo e questo contrasto fa molto ridere, crea ilarità. Quindi, insomma, una commedia dove si pensa, però anche dove si sorride della vita. Un testo sicuramente profondo, in cui ci sono due finali diversi per i due personaggi: Lise seguirà il suo destino, invece Adelmo avrà nuovamente voglia di ricominciare a vivere. Nel finale si accende la speranza. C’è una frase molto bella che io dico e che per me è un po’ il succo dello spettacolo: ”Nella vita si nasce e si muore, ma nel mezzo si possono avere tutte le vite che si vogliono”. C’è anche un incitamento a ricominciare; quando pensiamo che il mondo non ci debba più nulla, c’è sempre un’alternativa e l’importante è trovare sempre dentro la grinta e la voglia di vivere. Bisogna vederlo perché è uno spettacolo molto elegante, molto affascinante, poetico, ha dei momenti molto intensi, ci sono delle sorprese a livello visivo molto carine, ci si diverte molto… c’è molto teatro! Quando hai un bel testo, una bella scenografia, due attori che se la cavano e una bella regia il teatro fa ancora molto bene sia al cuore che alla mente!

PAMELA VILLORESI:

Perché è divertente, perché comunque è un thriller e si vuole sapere come va a finire e poi perché è scritto con tanta intelligenza e realizzato bene. La domanda che verrebbe subito dopo è: “Perché non andare a vederlo?”.

 

 

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