Il museo che genera energia creativa agli artisti

da Giannella Channel

Mette in moto l’energia creativa dei giovani artisti la visita al MAIO (Museo dell’arte in ostaggio e delle grafiche visionarie), il piccolo ma suggestivo museo sorto nel maggio del 2015 in un torrione seicentesco alle porte di Milano, in via Trieste 3.

Nel giro dell’ultimo mese la “sala della memoria” da dove pendono i titoli delle 1.653 opere italiane trafugate durante la seconda guerra mondiale quasi interamente dai nazisti, ha ospitato mostre nate dall’incontro di artisti con la realtà dell’arte ancora “prigioniera di guerra”. Quella ancora in corso  ha per titolo Transcription. Copia in movimento, mostra collettiva a cura di Milena Zanetti che vede coinvolti gli artisti dell’Accademia di Brera Haidong Bai, Marta Di Donna, Carlotta Mazzi, Francesca Mussi, Vincenzo Luca Picone, Melisa Pirez, Gianluca Tramonti, Vincenzo Zancana) diamo qui di seguito l’interessante presentazione. Segue il testo dell’artista Mauro de Carli che ha donato un’opera al MAIO e che ci spiega la “genesi” del suo dipinto nato dalla visita al Museo. (s.g.)

Tra arte e giochi. Il progetto espositivo Transcription. Copia in movimento nasce come riflessione attorno al museo stesso in cui è ospitato e alle strategie da esso adottate da esso. Il MAiO ha come scopo quello di recuperare le numerosissime opere d’arte trafugate quasi interamente dai nazisti durante la seconda guerra mondiale e di farle circolare sotto forma digitale. Il pubblico ha la possibilità di riscoprire le opere in maniera totalmente innovativa attraverso due giochi in realtà aumentata situati all’ultimo piano dello stabile.

Gli artisti in mostra indagano attorno al significato del termine ostaggio nella sua complessità. Una complessità dovuta dal significato eterogeneo del termine stesso. Esso deriva infatti dal tardo latino hospitaticum, che vuol dire “ospite”, significato diametralmente opposto al senso che ne attribuiamo oggi. Partendo dalla volontà del MAiO di creare un sistema digitale e virtuale di fruizione e riflettendo sulla dicotomia del termine “ostaggio”, gli artisti indagano l’effettiva liberazione delle immagini nel digitale. Quanto gli archivi digitali danno nuova visibilità alle immagini? La digitalizzazione dell’arte amplifica le possibilità di fruizione oppure quest’ultima ricade ostaggio di un sistema meno trasparente di quello che si pensi?

La nascita di Internet ha permesso alle immagini di essere riprodotte infinite volte, modificate, classificate e raccolte in diversi contesti e diverse piattaforme; non sempre però con risultati esclusivamente positivi. Con l’aumento delle microtecnologie della riproduzione e della comunicazione è dunque aumentata la loro fruibilità, di qualsiasi genere essa sia. L’archiviazione digitale ha sì amplificato l’accessibilità del materiale storico-culturale, ma l’astrazione di questo è soggetta a rischi di diverso genere. La trasformazione da materiale palpabile a materiale digitale non permette talvolta al suo pubblico una ricostruzione storica esaustiva e corretta, in quanto non sempre vi è dietro un progetto artistico-culturale all’altezza del materiale stesso. La copia digitale rimane dunque materiale vulnerabile, il suo utilizzo e la sua visibilità sono dipendenti dalla rete e dall’impiego di quest’ultima.

L’immagine digitale creata per la tecnologia dell’informazione è libera di circolare all’interno della rete, ma lungo il percorso pezzi di senso e contenuto spesso vengono smarriti. L’immagine digitale è una copia in movimento, ma è una copia che ha perso il suo originale, il suo riferimento al reale. In altri termini, l’immagine digitale ci riduce a non vivere la realtà, ma un suo momento spostato.

La qualità viene sostituita dall’accessibilità e il valore culturale dal valore espositivo. Nell’era della condivisione di file i contenuti sono marginalizzati e l’immagine sprofonda nell’incertezza del digitale a scapito della propria sostanza.

La dubbia collocazione delle 1.653 opere trafugate dal totalitarismo nazista e la loro disponibilità esclusivamente come copia digitale in rete, ha portato gli artisti ad analizzare i sistemi di archiviazione nell’ambiente informatico e gli effetti che questi hanno sulla divulgazione e la comprensione delle informazioni. Le opere inedite realizzate per la mostra interrogano il loro pubblico sull’effettiva liberazione delle immagini e sulle possibilità di fruizione all’epoca della riproduzione e della comunicazione.

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