Il paese dei marescialli

uomini_o_caporalidi Luigi Picheca

Ho svolto il servizio militare, allora obbligatorio, una quarantina d’anni fa. Ci è voluto poco per capire come funzionava l’andazzo nelle caserme e fare caso a quelle che erano le voci che vi circolavano. Certo, le voci di caserma erano spesso inattendibili o esageravano enormemente alcune verità che si riferivano principalmente  alle cose che ci riguardavano più da vicino.
Ma c’erano delle verità evidenti che tutti potevamo verificare e che tutti potevamo osservare: il potere dei Marescialli.
I famosi film comici che vedevano protagonisti i vari Totò, Peppino De Filippo e Aldo Fabrizi -per citarne alcuni- raccontavano magnificamente quelle verità che ancora oggi esistono  e persistono nella nostra vita pubblica.

Zavorre immani che ci trasciniamo dietro da decenni e che ci tolgono quelle risorse che ci aiuterebbero ad uscire prima da questa crisi e che restituirebbero dignità al Paese.  I Marescialli sono i veri padroni del nostro sistema, essi rappresentano quello zoccolo duro e ben organizzato che è più forte di chi comanda e orienta l’amministrazione pubblica in proprio favore.

Assomiglia  ai nostri acquedotti che perdono acqua da tutte le parti, solo che loro attingono a piene mani al torrente del denaro pubblico impoverendone la quantità che serve a noi umili cittadini.
Il risultato è che aumentano le tasse e mettersi contro questa  ben organizzata casta diventa una cosa ardua.

I comandanti di battaglione conoscevano sicuramente questo stato di fatto, ma come potevano combatterlo? La domanda è retorica, i Marescialli potevano agire quasi indisturbati e se ne fregavano di noi, povere reclute, che ce ne saremmo tornati a casa presto in quel silenzio omertoso che conveniva a tutti.

Non è facile verificare quanto carburante si consumi durante una  esercitazione con dei mezzi corazzati e dei camion che consumano una quantità industriale di benzina. Non è facile controllare quante vettovaglie si consumino realmente in una caserma con centinaia di persone che preferiscono mangiare fuori e che non consumano le scorte di viveri del magazzino. Non è facile per un Governo controllare tutto!

Oggi dobbiamo trovare dove recuperare  i 50 miliardi per abbassare le tasse e rilanciare la nostra industria, mi ricorda da vicino lo slogan di Berlusconi quando prometteva un milione di posti di lavoro. Dobbiamo mettere mano alla Sanità perché si spende troppo, dobbiamo far fronte ai problemi dei poveri nostrani e a quelli che ci arrivano da fuori. Magari è arrivato il momento di abbattere quel muro di gomma contro il quale ci scontriamo sempre: il muro dei Marescialli.

Renzi è partito, lancia in testa, promettendo di cambiare l’Italia: che lo dimostri partendo proprio da questo.
Hanno abbattuto il muro di Berlino, possiamo abbattere il nostro muro di gomma.
Basta chiacchiere, la politica deve dare il suo contributo a risolvere i problemi di un Paese a rischio di default e stiamo ancora qui a discutere, Renzi, datti da fare!

A dire il vero, mi scappa già la poesia assistendo alla frantumazione dei partiti ed al fiorire di tanti piccoli gruppi che ci riporta politicamente indietro di qualche decennio, al periodo in cui i piccoli partiti si alleavano con chi prometteva loro qualche vantaggio, sicuramente economico, anche se non direttamente, e la politica andava avanti a furia di rimpasti.

Ultimo argomento lo voglio riservare alla legge che è in programma in Parlamento e che si occuperà del problema delle intercettazioni. In questo  discorso ci rientrano anche i giornalisti che hanno subito protestato in nome della libertà, di stampa e di espressione. Io penso che anche i giornalisti debbano rispondere, nel caso si procurino danni all’immagine di personaggi pubblici o di privati, con un equo processo. Non fanno parte nemmeno loro di una casta super partes ed è giusto che paghino i loro errori.

Come i medici e i magistrati devono rispondere dei loro danni e della loro imperizia, anche i giornalisti devono darsi delle regole etiche e deontologiche come gli altri.

Luigi Picheca

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