Il passeggiatore

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di Eleonora Duranti

E’ il 1868 e i tempi del grande e inimitabile Oscar-Claude Monet non sono ancora maturi. Tuttavia, sin dalla giovinezza, l’artista non esita a creare “impressioni” delle proprie impressioni. Che il soggetto sia una vegetazione mediterranea oppure un’alba dicembrina, il tocco è lo stesso. E colpisce dritto al cuore. 

L’aria gelida mi fa prudere il viso. Per quanto mi stringa nel cappotto e per quanto mi avvolga la sciarpa sin sopra il naso, il freddo si insidia sotto i miei vestiti e mi penetra fino al midollo.

Quest’anno, l’inverno si è scagliato su Le Havre senza pietà ed io sono un pazzo a sfidarlo uscendo tanto presto.

Sarà meglio, infatti, che mi affretti, se non voglio morire assiderato proprio qui, sul ciglio della strada, con una gazza come unica testimone.

Somiglia a una cornacchia, con quelle penne lucide e nere, che spiccano nel candore generale…

Non sembra risentire della morsa dell’inverno, lei…

Anzi…

Tutta impettita e tutta superba, se ne sta sul legno dello steccato, perfettamente a proprio agio e pronta a ridere di me, il passeggiatore solitario che, di così primo mattino, se ne va in giro senza meta né destinazione.

Chissà cosa starà pensando…

Chissà cosa staranno immaginando i suoi occhietti vispi, più scuri e più scintillanti ancora delle sue piume infauste…

Non credo si fidi di me.

Al contrario, sono convinto mi consideri suo nemico.

Beh…

Come biasimarla?

Sono lo straniero che ha oltrepassato i confini del suo territorio… L’ospite indesiderato che ha bussato alle porte del suo regno di ghiaccio…

Che si aspetti un pegno, forse? Un omaggio?

Peccato che non abbia nulla con me… Se non una mole di progetti a metà e sogni irrealizzati.

Solo la spilla appuntata al mio soprabito potrebbe salvarmi dall’impiccio.

Non che valga molto, però brilla come un diamante nella foschia…

Sì…

Perché no?

Me ne libero e proseguo il cammino, le mani nelle tasche e le guance in fiamme.

Al ritorno, saprò se la mia offerta di pace è stata gradita.

Claude Monet, La gazza, ca 1868-1869. Olio su tela, 89×130 cm. Parigi, Musée d’Orsay