Albert Schweitzer: l’amore per la vita era la sua filosofia

schweitzerdi Daniela Zanuso

Fu un bollettino della Società missionaria di Parigi a cambiare la sua vita. Vi si denunciava la mancanza di personale specializzato nella cura ed assistenza alla popolazione africana di una missione nel Gabon. Era il 1904, Albert Schweitzer era docente di teologia a Strasburgo,aveva pubblicato varie opere sulla musica, ma decise di iscriversi alla facoltà di medicina.

Era nato il 14 gennaio del 1875 e fin da piccolo aveva nutrito una forte vocazione a spendere la sua vita in soccorso ai più deboli, ma era stata la musica, l’unica cosa nella quale riusciva bene, un po’ anche perché, gracile e cagionevole di salute, faceva fatica ad apprendere.

Aveva conseguito, nonostante questo, la laurea in filosofia, si era dedicato agli studi di teologia, aveva scritto opere sulla musica, in particolare su Bach. Ma, all’età di trent’anni, la decisione di cambiare. Sette anni dopo, la laurea in medicina con specializzazione in malattie tropicali  e la scelta di realizzare quel sogno che aveva tenuto nel cassetto così a lungo. AlbertSchweitzer

Desiderava però costruire un ospedale in Africa e prima di partire raccolse fondi attraverso concerti, conferenze e coinvolgendo parenti ed amici. Nel 1913 partì per Lambaréné, nella foresta equatoriale, insieme alla moglie che aveva scelto di condividere il suo sogno, ma la situazione che trovò era pressoché drammatica: avversità della natura, malnutrizione, diffidenza ed ignoranza degli indigeni, mancanza di medicinali, difficoltà a capire e a farsi capire.

Ma lui non mollò mai, fino a diventare “Oganga”, lo «stregone bianco Schweitzer». Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale i coniugi Schweitzer furono messi agli arresti domiciliari e successivamente espulsi dall’Africa. Furono anni di sofferenze e di malattie contratte durante la prigionia,  allietati soltanto dalla nascita della loro bambina.

Solo nel 1924 Albert ritornò alla sua missione, ricostruì il suo ospedale e da quel momento in poi saranno diciannove i viaggi tra Africa ed Europa, allo scopo di curare i suoi malati, gestire l’ospedale, scrivere e dare concerti per  raccogliere fondi per i suoi indigeni.

Dopo la guerra ha speso parte del suo tempo a denunciare i pericoli delle armi nucleari e nel 1952 è stato insignito del Premio Nobel per la Pace. Si è spento, ormai novantenne, nel suo amato villaggio africano dove è stato sepolto.

I giornali annunciarono: “E’ morto Albert Schweitzer, uno dei più grandi figli della Terra”.

Per approfondimenti: “La mia vita e il mio pensiero”(1931)

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