Jan Palach infiamma il cielo di Praga

Jan_Palach_di Francesca Radaelli

Piccoli Champs-Élysées. Così gli abitanti di Praga chiamano la Piazza San Venceslao, il largo viale in discesa di 750 m di lunghezza e un’area totale di 45.000 m2, dominato dalla facciata del Museo Nazionale e dalla statua del santo a cavallo. È proprio ai piedi della scalinata del museo che il 16 gennaio 1969  Jan Palach, studente di filosofia presso l’università della città, si cosparge il corpo di benzina e si dà fuoco con un accendino.

Una torcia brucia silenziosa, le fiamme si alzano al di sopra della piazza affollata. Il giovane morirà tre giorni dopo, all’età di vent’anni.

 
Praga. Piazza San Venceslao

Praga. Piazza San Venceslao

Il gesto eclatante e spettacolare diventa il simbolo della protesta contro la repressione sovietica della Primavera di Praga, la stagione di riforme democratiche avviata l’anno precedente con il governo di Alexander Dubček. Salito al potere, il leader comunista aveva tentato di introdurre un ‘socialismo dal volto umano’, che concedesse maggiore libertà politica, economica e culturale all’interno della Cecoslovacchia, stato appartenente al blocco sovietico. Un tentativo fallito. Dubček era infatti stato costretto a capitolare quando, il 21 agosto 1968, le truppe del Patto di Varsavia erano entrate nella capitale, occupandola con i carri armati e destituendo il governo.

Nel 1963 aveva fatto il giro del mondo la fotografia, scattata da Malcom Browne, che ritrae il monaco buddista vietnamita Thích Quảng Đức mentre brucia, trasformato in torcia umana, nel mezzo di una strada di Saigon, in segno di protesta contro l’oppressione della religione buddista attuata dal governo del Vietnam del Sud.

La celebre fotografia del monaco buddista Thich Quang Duc che si diede fuoco a Saigon

La celebre fotografia del monaco buddista Thich Quang Duc che si diede fuoco a Saigon

È proprio lui il modello a cui si ispira il giovane studente cecoslovacco. Quella sera del 16 gennaio, a fianco del corpo ormai semicarbonizzato viene trovato un sacco a tracolla con gli appunti a cui Palach aveva affidato i suoi ideali e le ragioni del suo gesto:

Monumento a Jan Palach a Praga

Monumento a Jan Palach a Praga

“Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Noi esigiamo l’abolizione della censura e la proibizione di Zpravy (il notiziario delle forze di occupazione sovietiche, ndr.)”.

Con il suo gesto Jan Palach è divenuto un eroe simbolo e un martire per la libertà, oltre 600 mila persone parteciparono ai suoi funerali e nelle settimane successive ben sette altri giovani di Praga seguirono il suo esempio. Nel silenzio degli organi di stampa locali, controllati dai sovietici.

 

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