Il soffio e il vento

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di Enzo Biffi

Una primavera con annunci di vento impetuoso e a seguire un’estate di tempesta: questo è stato.
Ci sono giornate e tempi della storia in cui un vento improvviso sembra, scompigliando ogni cosa, ridefinire il paesaggio e l’intera realtà. Sono raffiche improvvise e in qualche modo vitalizzanti che suggeriscono rinnovamento e  pulizia, cambiamento improvviso e possibile, veloce e facile. Una folata vigorosa che spazza finanche le polveri sottili, rende la città più pulita e soprattutto un orizzonte chiaro, limpido. Qualche volta tutto questo preannuncia tempesta, ma a quel punto – indietro non si torna – il rischio stesso sta nel contratto per il cambiamento.

Succede poi che, presto o tardi, torna bonaccia e insieme torna l’aria immobile che ci pesa addosso come un fallimento, un’afa padana, come un’illusione frustrata. Del vento della rivoluzione veloce resta solo qualche pianta scomposta, qualche barca riversa, i capelli spettinati, gli animi agitati e persino le polveri sottili a riguadagnare con calma lo spazio intorno.

In quel momento però, proprio in quello iato improvviso, si torna a sentire il soffio del mondo, quel respiro lento, quel suo ritmo infinito che inesorabile governa il pianeta. Il respiro di miliardi di respiri concreti, gesti umili e certi che, alleati del tempo, lavorano con lenta meticolosità.

Sono azioni quotidiane e pensieri coraggiosi che incuranti della bufera attorno, lavorano con umiltà e dedizione quotidiana. Sono questi i gesti umani, i solidali intenti che nascono nel silenzio operoso e nella volontà di un cambiamento vero perché svuotato di pregiudizio e cercato senza paura di eresia.

Il destino del mondo e la missione dell’esistenza stanno nell’accettare e nello sfidare l’ignoto e l’infinito con coraggio e costanza in un silenzio virtuoso che diventa puro esempio, testimonianza inequivocabile.
Contro il vento delle facili soluzioni, schieriamo il fiato di mille uomini coraggiosi e pensanti insieme ai quali perseguire il concetto di una civiltà con al centro il rispetto di ogni forma di vita.

Senza se e senza ma.

Le comunità che progrediscono sono figlie di concetti banali quali, conoscenza, contaminazione, umanità e non servono atti di eroismo per esprimerli, ma solo l’impegno a vincere le proprie paure. Come ai bambini timorosi del buio serve solo il tempo per apprezzarne il mistero e scoprire che nel buio più nero ci si può anche far l’amore.

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