Il vicario

vicariodi Francesca Radaelli

L’incontro tra un soldato tedesco e un prete italiano, nel teatro della storia. Lo svelamento, di fronte alle atrocità del lager nazisti, dell’ipocrisia delle proprie esistenze e della follia del mondo. La decisione di spogliarsi della propria divisa. E una missione:  portare al Papa notizia dell’Olocausto.Questa l’idea centrale attorno a cui si sviluppa ‘Il vicario’, testo scritto dal drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth nel 1963, in scena al teatro Binario 7 il prossimo weekend, per la regia di Rosario Tedesco. Il titolo originale è “Der Stellvertetrer”, letteralmente significa “il sostituto”, “il vice” e riecheggia la definizione “Gottes Stellvertreter”, ossia “il rappresentante in terra di Dio”, il Vicario di Cristo. In una parola il Papa.

Il papa in questione è Pio XII, messo sotto accusa dall’autore del testo per il silenzio della Chiesa sui campi di concentramento e  ritenuto in parte responsabile del perpetrarsi degli orrori nazisti. Papa Pacelli sapeva, accusa Hochhuth, forse avrebbe potuto intervenire, ma non disse nulla, lasciando che milioni di ebrei e deportati venissero sterminati in Europa.

Una tesi che fece discutere non poco, all’epoca della pubblicazione in Europa del testo, e che di fatto fece sì che esso passasse sotto silenzio nel nostro Paese. Se  infatti l’opera fu rappresentata a Berlino nel 1963, prodotta da Erwin Piscator, nell’anno successivo a Londra, e tutt’ora continua a essere letta nelle scuole tedesche, in Italia la pubblicazione del testo per Feltrinelli provocò “consensi entusiastici” , ma anche e soprattutto “denigrazioni accanite”, per usare le parole di Carlo Bo, autore della prefazione della prima edizione.

Nel 1965 Gian Maria Volonté e Carlo Cecchi tentarono di proporne una rappresentazione, presentandolo in forma semiclandestina al circolo Letture Nuove di Roma, in via Belsiana, all’interno d’un improvvisato teatro ricavato in una cantina. Il giorno successivo al debutto si innescò una successione di avvenimenti a dir poco rocamboleschi. Subito intervenne la Polizia, che in mancanza del certificato di agibilità dei locali fece chiudere il teatro. Di lì a poco fu il Prefetto di Roma in persona a vietare lo spettacolo in quanto contrario alle norme contenute nel Concordato: la rappresentazione avrebbe rischiato di turbare il “carattere sacro” della Città Eterna.

La censura diede il via alla protesta dei sostenitori del progetto teatrale, che si asserragliarono per tre giorni all’interno del teatro in sciopero della fame, e persino in Parlamento, sull’onda d questi avvenimenti, qualcuno propose una revisione dei Patti Lateranensi del 1929. Ma il tutto si concluse in un nulla di fatto e, almeno in Italia, sull’opera di Hochhuth scese il silenzio…

Nel 2002 soggetto e sceneggiatura dell’opera teatrale sono stati ripresi nel film storico Amen, diretto dal regista greco Costa-Gavras, che ha contribuito a riaprire il dibattito, anche in concomitanza con l’avvio del processo di beatificazione di Pio XII .

Del 2007 è invece Il progetto attuato con la collaborazione dell’associazione PianoinBilico e il contributo del Goethe Institut di Milano che vede la partecipazione di un gruppo di attori che fin dagli inizi ha contribuito in maniera determinante ai progetti e spettacoli di A. Latella, affrontando autori come Genet e Pasolini, Shakespeare e Marlowe, Goldoni e Kafka.

L’allestimento ha preso spunto dal testo di Hochhuth e si presenta come una mise en espace delle scene più significative del testo di Hochhuth e vuole lanciare un messaggio preciso, esortando ciascuno di noi ad assumersi la responsabilità del proprio tempo. E scegliere: silenzio o grido.

Appuntamento fissato al teatro Binario 7 sabato 13 febbraio alle 21.00 e domenica 14 alle 16.00 e alle 21.00.

 

 

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