Immigrazione a Monza: facciamo il punto

immigrazione_rapportoLa congiuntura economica profondamente negativa, con il conseguente calo dell’offerta occupazionale, ha pressoché creato una situazione di stallo nel fenomeno migratorio di stranieri in territorio monzese. Sono i dati raccolti nel Notiziario Statistico dell’anno 2014 del Comune di Monza “Monza residenti 01.01.2014. Il bilancio demografico dell’anno 2013” a parlare.

Equivalendosi all’incirca nel numero, gli uomini e le donne rappresentano il 12,61% dei residenti, con un totale di 15.514 persone. Un fenomeno totalmente in linea con la situazione nazionale, dove la percentuale di stranieri è conforme a quella monzese. In un’Italia che va invecchiando di anno in anno, mal attrezzata per una cittadinanza nettamente anziana, il 26% del totale dei nati proviene dalla popolazione straniera. Romeni, egiziani, peruviani occupano il podio delle prime tre nazionalità presenti sul territorio monzese. Monza percentuale degli stranieri per nazionalità

Allargando l’angolo di osservazione alla Lombardia e alla Brianza, si nota come la principale protagonista dei flussi migratori sia la popolazione in età lavorativa, che presenta numerosi profili professionali che scontano le conseguenze dell’invecchiamento demografico e della “situazione di mismatch domanda/offerta che caratterizza molti mercati locali”. “Alcuni settori produttivi avrebbero serie difficoltà se non potessero più contare sulla manodopera immigrata. Si tratta in gran parte di lavori poveri delle 5 ‘p’: pesanti, precari, pericolosi, poco pagati, penalizzanti” (8° Rapporto ISMU Franco Angeli). A Monza, però, i dati di disoccupazione, sebbene non aggiornati al 2013, risultato piuttosto alti con un 16,8% che supera le altre percentuali dei vari capoluoghi di provincia lombardi, con l’eccezione di Lecco e Milano. Alti anche i dati riguardanti i lavoratori autonomi non regolari, così come gli occupati a tempo indeterminato. A Monza, le istituzione registrano un buon grado di sensibilità verso quest’importantissimo 12,61% della popolazione. Corsi di italiano per stranieri, per una formazione linguistica e sociale. Esenzione dal ticket, per coloro che percepiscono redditi inferiori a soglie definite. Mediazione linguistica e culturale nelle scuole, per l’apprendimento degli usi e dei costumi dei paesi stranieri. Percorsi di protezione e assistenza rivolte direttamente alle vittime di tratte, realtà esistenti, emarginate, inumane e dimenticate. Sportello badanti, per favorire l’incontro tra le esigenze degli anziani e l’offerta di lavoro delle assistenti familiari.

Attacchiamo i dati o ci organizziamo per affrontarli?
Dati che ad alcuni possono far paura, dati che possono incoraggiare altri e far sperare altri ancori.
Un problema c’è, e non è da ricercarsi nel colore della pelle o nel paese natale. Il problema è sviluppare la cosiddetta politica dell’integrazione, a doppio senso. Loro verso noi, e noi verso loro. Noi abbiamo responsabilità verso loro, così come loro le hanno verso noi. Muoviamoci sulla via dell’integrazione, traiamo vantaggi e arricchimenti –personali, culturali, sociali ed economici- da coloro che qualcuno si ostina a voler definire “i diversi”. Sì, diversi, diversi nella lingua, nelle tradizioni, nella cultura, nella storia. Una diversità che deve essere l’input ad una sfida verso l’arricchimento, ad una sfida contro il cliché dello straniero.
 
(i grafici ed i dati sono stati desunti dal Notiziario Statistico dell’anno 2014 del Comune di Monza “Monza residenti 01.01.2014. Il bilancio demografico dell’anno 2013”. Le informazioni riguardati la situazione lavorativa della popolazione immigrata provengono dall’edizione 2013 di “Stranieri a Monza” edito dal Sistema Statistico Nazionale).

Camilla Mantegazza

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