Interrogazione a sorpresa…sull’Antica Grecia

di Francesca Radaelli

Un’interrogazione che ha come oggetto gli amori e le malefatte delle divinità dell’antica Grecia. Quelle raccontate nei Dialoghi degli Dei di Luciano, autore del II secolo d.C.

Due scolari, un po’ maturi per la verità, seduti fianco a fianco al banco.

Una professoressa che incalza con le domande, ma ha già deciso quali voti assegnare. “Carbone 2, Perrotto 8”, ripete infatti, come un disco rotto, senza nemmeno ascoltare le risposte dell’uno e dell’altro. 

E poi, sempre presenti, le due ‘divinità’ vestite con pepli e tuniche, che ora sono Zeus ed Era, un momento dopo Apollo e Dioniso, oppure Efesto, Ganimede, Afrodite e tanti altri abitanti dell’Olimpo.

Assomiglia tanto all’incubo peggiore di ogni studente di ginnasio lo spettacolo intitolato I Dialoghi degli Dei, andato in scena lo scorso weekend al Teatro Binario 7 di Monza. Senonché…fa morire dal ridere.

Nato dall’incontro tra il regista Massimiliano Civica e il gruppo toscano I Sacchi di Sabbia, I Dialoghi degli Dei regala agli spettatori la possibilità di trascorrere un’ora in un altro mondo, surreale e irresistibile. Un mondo in cui gli studenti possono ascoltare con le loro orecchie i discorsi degli Dei, ma senza per questo poterli capire. “Che sudici ‘sti greci”, commenta con inflessione toscanissima uno dei due a proposito della famosa ‘paideia’, addotta come spiegazione di più di un comportamento dei vari Zeus e Apollo. “Com’erano avanti ‘sti greci”, è invece il commento del compagno di banco. Nessuno dei due sembra però riuscire ad avvicinarsi davvero a quell’universo mitologico di stampo scolastico che incomprensibilmente si trova materializzato sul palcoscenico. E non aiuta certo l’inflessibile professoressa che enuncia le imprese e le tresche delle divinità come se stesse sciorinando le tabelline.

Sarà che i due studenti hanno una concezione troppo ‘stanislavskijana’ del teatro e non riescono proprio a credere alle interpretazioni ‘poco credibili’ degli dei olimpici. Fatto sta che i due – peraltro anche loro molto poco credibili nei panni di due scolaretti – devono adeguarsi alle regole, accettare di essere interrogati sulla ‘paideia’ e le malefatte dei ‘sudici’ greci. Così come acconsentire a essere giudicati in base a criteri incomprensibili ma prevedibili – “Carbone 2, Perrotto 8” – da parte dell’austera prof.

A scandire il tutto, le battute fulminanti dei personaggi, capaci di strappare più di una risata, e gli “zot” di altrettanto ‘fulminanti’ saette. Quelle che Zeus lancia in direzione del povero Carbone, l’allievo già tartassato dalla interminabile pioggia di 2 scagliati sulla sua testa dall’inflessibile professoressa.

Un’aula scolastica che vorrebbe anticipare l’assurdità della vita reale? Il senso dello spettacolo potrebbe essere letto in questa chiave. Forse quel mondo incomprensibile e surreale non è tanto diverso da quello in cui si troveranno proiettati Carbone e Perrotto una volta usciti dalla loro classe di ginnasio. Forse continueranno a essere bersagliati da saette e batoste senza comprenderne il motivo. Forse saranno ancora in balia di una qualche divinità incomprensibile o di un’autorità dispotica come quella della professoressa.

In ogni caso lo spettacolo è stato capace di regalare momenti spassosissimi al pubblico. E magari, in qualcuno, avrà risvegliato qualche ricordo dei banchi di scuola. O, perchè no, i terrori ancestrali delle temutissime interrogazioni a sorpresa…

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